Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

Directed by Pierluigi Montalbano
Every day a new article at the bottom of the 10 most visited and disclaimer for text and graphics.
History Archaeology Art Literature Events

Storia Archeologia Arte Letteratura Eventi

Associazione Culturale Honebu

Translate - Traduzione - Select Language

mercoledì 13 dicembre 2017

Archeologia. La prima Età del Ferro in Sardegna, nuragici e fenici si incontrano. Riflessioni di Paolo Bernardini

Archeologia. La prima Età del Ferro in Sardegna, nuragici e fenici si incontrano.
Riflessioni di Paolo Bernardini


Le parole di Alessandro Usai, scritte a margine di un incontro sul tema delle relazioni tra Nuragici e Fenici, rappresentano un significativo esordio per questo paragrafo: è questo, tra il Bronzo Finale terminale e almeno gran parte della Prima Età del Ferro (pressappoco tra il X e la metà dell’VIII a.C.), il periodo di massima occupazione degli insediamenti, di massima accumulazione di ricchezze nei santuari, di massimo sviluppo del ceto aristocratico che si pone alla guida del processo di ristrutturazione economica e sociale; questo è anche il periodo di massima fioritura delle produzioni artistiche e artigianali impiegate come offerte nei santuari per l’autocelebrazione e legittimazione dell’aristocrazia al potere. L’esame dettagliato di giacimenti stratificati e di contesti di materiale che, pur senza essere purtroppo ancora legati a stratigrafie, sembrano presentare caratteri di consistente omogeneità, consente ormai di definire, attraverso seriazioni formali e sviluppi di apparati decorativi, una base di cultura materiale nuragica che, ben lontana dall’essere in fase di estinzione, si distribuisce con chiarezza tra il IX e l’VIII a.C.; le indicazioni fornite dalle ceramiche si incrociano con le

martedì 12 dicembre 2017

Archeologia della Sardegna. Vacilla il mito di Atlandide, non la sua storia. Riflessioni di Paolo Valente Poddighe

Archeologia della Sardegna. Vacilla il mito di Atlandide, non la sua storia
Riflessioni di Paolo Valente Poddighe


Ho sempre pensato che, se anche gli esperti più esperti e gli scienziati più scientifici, con i loro marchingegni e con le loro apparecchiature e sonde arrivassero a dimostrare che un maremoto, un terremoto, un vulcanesimo o un meteorite, che la Sardegna subì tale catastrofico evento, in tempi nuragici, si noti bene, nessuno arriverebbe ad asserire, solamente per tali insolite cause, che l’Isola di Sardegna fu Atlandide, per via di uno di questi eventi. Questa considerazione avrebbe comunque validità, egualmente come prima, in quanto ”la storia senza la geografia resterebbe così tanto orba da non avere luogo dove stare nei fatti di quella”. Così si diceva nel Medio Evo, e ancora di più possiamo affermare oggi.
Con ciò voglio asserire (e di questo si vanta Frau per far decadere gli altri) che essendo le catastrofi succedutesi in tutte le parti del Mondo, e pertanto anche nel Mediterraneo (vedi Santorini, Creta, Cipro…), possono far pensare alla localizzazione di Atlandide ovunque, e non solo in Sardegna. Dall’asserto, e per l'ignoranza più totale del luogo, il passo, proprio per i multipli possibili, annulla completamente una particolare localizzazione rendendo tale ricerca insignificante. Pertanto l’evento strombazzato ai quattro venti, proprio per “il mito” non localizzabile geograficamente non solo in

domenica 10 dicembre 2017

Archeologia. Scoperta in Bulgaria la città più antica d'Europa, risale al V Millennio a.C.

Archeologia. Scoperta in Bulgaria la città più antica d'Europa, risale al V Millennio a.C.
























Una squadra di archeologi bulgari assicura avere trovato, nella parte orientale del paese, i resti di una città del Neolitico antico che sarebbe l'urbe più antica d'Europa. Così afferma oggi a Efe il capo della squadra, il professor Vassil Nikolov, che inquadra cronologicamente la città tra il 4.700 e il 4.200 a.C.
Si tratta delle fortificazioni preistoriche di pietra più vecchie e massicce in Europa, dichiara il professore. La spedizione archeologica ha dissotterrato muraglie di 2/3 metri di spessore e 3 di altezza che Nikolov afferma servivano per evitare attacchi armati alla ricerca delle materie prime più

giovedì 7 dicembre 2017

Archeologia. Il collasso dell'Età del Bronzo che portò al crollo del sistema palaziale e alla scomparsa dei grandi imperi degli ittiti, dei micenei e degli egizi. Riflessioni di Matteo Riccò

Archeologia. Il collasso dell'Età del Bronzo che portò al crollo del sistema palaziale e alla scomparsa dei grandi imperi degli ittiti, dei micenei e degli egizi.
Riflessioni di Matteo Riccò



Tra la fine del XIII e l’inizio del XII a.C., il Mediterraneo orientale fu sconvolto dalle sue fondamenta. Nel giro di una generazione (o poco più), le grandi civiltà che sulle sue sponde si erano sviluppate nel corso di oltre mille anni andarono incontro a crisi profondissime (l’Egitto), giunsero al punto di crollare (il regno degli Hittiti) o sparirono nel nulla (i potenti regni micenei della Grecia continentale). Nello studio di questo fenomeno, bisogna prima di tutto sfatare un pregiudizio formale, legato alla terminologia utilizzata per descrivere tali epoche storiche: fra l’età del Bronzo e la successiva età del Ferro, che vedrà la fioritura delle grandi civiltà Classiche e il sorgere in Asia del potentissimo impero Persiano, non c’è semplicemente una correlazione di sequenzialità lineare. Dobbiamo cioè sfatare l’artificiale convenzione che l’età del Ferro sia semplicemente l’evoluzione diretta dell’età del Bronzo. Queste epoche sono fra loro distanziate da un abisso sociale, economico, culturale. Anche da un punto di vista tecnologico, l’età del Bronzo non può essere definita come primordiale rispetto alle civiltà successive: le potenzialità organizzative, amministrative, artistiche, tecniche – architettoniche e metallurgiche, persino agricole, espresse dalle grandi civiltà dell’età del

mercoledì 6 dicembre 2017

Archeologia. I Sardi nella guerra di Troia. Riflessioni di Carlo D'Adamo

Archeologia. I Sardi nella guerra di Troia
Riflessioni di Carlo D'Adamo



La storiografia greca ha elaborato nel ciclo dell’epopea troiana il processo di crisi del sistema miceneo, mentre la storiografia egizia ha narrato parte dello stesso processo sotto il tema dell’invasione degli “Abitanti delle Isole del Grande Verde” che ordivano una “congiura” contro l’Egitto assalendo le sue coste e tentando un’invasione.
La sostanziale autoreferenzialità delle due tradizioni storiografiche impedì a Platone, al quale la tradizione egizia era giunta di seconda o di terza mano, di riconoscere nel racconto di Crizia (che egli riporta nel Timeo) gli stessi avvenimenti che i greci avevano già elaborato nei miti di Teseo e del ritorno degli Eraclidi e nella grande epopea della guerra di Troia.
Ma se noi ci misuriamo direttamente con Medinet Habu ed evitiamo il bypass “sacerdoti egiziani-Solone-Crizia-Platone” per accedere direttamente alle fonti che parlano degli Abitanti delle Isole del

martedì 5 dicembre 2017

Archeologia della Sardegna. Pubblicazione libro e presentazione in anteprima in Ogliastra.

Archeologia della Sardegna. Pubblicazione libro e presentazione in anteprima in Ogliastra.

È disponibile in libreria "Sardegna: L'alba di una civiltà", di Pierluigi Montalbano, Capone Editore. Sarà presentato in anteprima Sabato 9 Dicembre 2017 in Ogliastra, alle ore 11 nella Biblioteca Comunale Angelino Usai di Lanusei e alle ore 18.30 nella Sala del Consiglio Comunale a Muravera. 

E' possibile richiederlo all'autore con mail a pierlu.mont@libero.it, all'editore con mail a info@caponeditore.it, nei siti archeologici  Pozzo Santa Cristina, Nuraghe Losa e Nuraghe Santu Antine e nella libreria Succa a Cagliari.




Pierluigi Montalbano 

Sardegna.
L’alba di una civiltà

IL LIBRO 
Dopo l’invenzione della scrittura, l’uomo ci ha lasciato tantissimi documenti, le cosiddette fonti letterarie, leggerli significa ascoltare le parole che vengono da un passato piuttosto recente se rapportato a quanto abbiamo “ereditato”, invece, dagli uomini che per primi abitarono la terra.  Di essi, della loro civiltà, abbiamo soprattutto fonti iconografiche – pitture o incisioni in grotta, statuine della Dea Madre, vasellame decorato, graffiti su ciottoli – ma anche resti di pasti, utensili e stoviglie, ruderi dei primi ricoveri in pietra, corredi funerari, relitti affondati lungo le coste e tanto, tanto altro. Con tutte queste fonti, ogni

domenica 3 dicembre 2017

Archeologia. Scoperto un tesoro dell’Età del Bronzo in Germania

Archeologia. Scoperto un tesoro dell’Età del Bronzo in Germania


La costruzione del gasdotto Nord Stream, che in futuro collegherà Germania e Russia, ha portato al ritrovamento di un tesoro d’oro di 3.300 anni nel nord della Germania. Secondo alcuni esperti, gli oggetti provenivano addirittura dall’Asia centrale, mentre altri archeologi ne sono scettici.
I 117 pezzi d’oro erano stati scoperti dentro un panno di lino lo scorso aprile, ma sono stati resi pubblici solo quest’anno. Risalgono, a quanto sembra, alla Media Età del Bronzo.
Tra gli 1,8 kg di oro ci sono anelli, bracciali e altri gioielli, ma soprattutto delle “spirali” d’oro legate insieme come catenine. E non si tratterebbe di gioielli, ma di un’antica forma di lingotti.
Le analisi dell’Università di Hannover hanno inoltre rivelato che l’oro proveniva da una miniera dell’Asia centrale.


“Utilizzando uno spettrometro di massa, abbiamo esaminato più di 20 elementi chimici, il che ci permette di determinare l’impronta digitale del metallo”, spiega il chimico Robert Lehmann. “La vena d’oro si deve essere creata nel profondo delle montagne di Kazakhistan, Afghanistan o Uzbekistan in un periodo di milioni di anni”.
I mercanti di beni di lusso viaggiavano per tutto il continente, dice l’archeologo Henning Hassmann. “Viaggi di 10.000 km non erano niente per loro”.
Hassmann sospetta che l’oro trovato vicino alla città di Syke fosse stato portato dalle montagne nella vicina Valle dell’Indo, dove una grande civiltà fiorì fino a circa il 1.800 a.C. Da lì la merce venne inviata via nave in Mesopotamia e, dopo, raggiunse in qualche modo le pianure del nord.
Ma è davvero questa la spiegazione corretta?
Ernst Pernicka, esperto di metallurgia antica – noto per i suoi studi sul famoso Disco di Nebra – considera le conclusioni di Lehmann “altamente congetturali”.
Poiché quasi nulla si sa sull’attività mineraria dell’Asia centrale, Lehmann non può confrontare quei reperti che con qualche moneta d’oro sciita. Arrivare a tali ambiziose teorie sulla base di fatti così scarsi è “abbastanza coraggioso”, dice Gregor Borg, esperto di giacimenti d’oro presso l’Università di Halle. Nonostante le critiche, Lehmann rimane della sua opinione, facendo notare il suo uso di attrezzature di prim’ordine. “Qui stiamo contando i singoli atomi”, dice.


Per quanto audace possa sembrare, il collegamento con l’Asia potrebbe essere vero. La tipica sedia pieghevole egizia avrebbe raggiunto nell’antichità la Svezia , mentre magnifici conchiglie di Spondylus provenienti dal Mediterraneo sono state trovate lontano in Bavaria. Metalli preziosi come stagno, rame, oro e argento erano inoltre tra i favoriti per i commerci a lunga distanza.
Ora: le reti commerciali dei mercanti raggiunsero anche le remote miniere dell’Asia centrale nel lontano II Millennio a.C.? Certamente ne sarebbe valsa la pena. Una grande cintura di oro e stagno si estende dai monti Altai fino al lago di Aral. Una miniera d’oro preistorica, la più grande del Caucaso centrale, è stata recentemente scoperta in Armenia.
Questa è già la seconda scoperta che viene fatta grazie ai lavori per il gasdotto Nord Stream: lo scorso agosto erano stati ritrovati altri manufatti preistorici e, al momento, si stanno studiando altri siti.

Fonte: http://ilfattostorico.com

venerdì 1 dicembre 2017

Archeologia. L’alimentazione nella preistoria. Cibi, cottura e pentole dal Neolitico alle prime età dei metalli. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. L’alimentazione nella preistoria. Cibi, cottura e pentole dal Neolitico alle prime età dei metalli.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Nella ricerca archeologica, l’indagine sull’alimentazione antica impone un’attenta analisi di tutti i resti di cultura materiale. Percorrendo un viaggio attraverso gli antichi sapori si può ricostruire anche l’evoluzione delle tecnologie impiegate nella realizzazione dei manufatti. L’uomo preistorico si nutriva di alimenti crudi che si procurava con la caccia, la pesca e con la raccolta di frutta e verdura che cresceva allo stato selvatico.
Con la cottura dei cibi i popoli hanno diversificato le abitudini alimentari attuando la prima rivoluzione alimentare. Nel Neolitico, l’uomo da cacciatore e raccoglitore nomade, impara a

mercoledì 29 novembre 2017

Archeologia. Oxford, svelato il mistero dell'abominevole uomo delle nevi, lo Yeti?

Archeologia. Oxford, svelato il mistero dell'abominevole uomo delle nevi, lo Yeti?

Nuova teoria degli scienziati della celebre università inglese sull'esistenza del fantomatico yeti, il “Dna” sarebbe assimilabile a quello di un orso bianco preistorico ricavato da un resto fossile.
La scoperta dello yeti è ancora da rinviare ma ne è stata fatta una che potrebbe essere altrettanto straordinaria. Gli scienziati dell’Università di Oxford cercando (invano) prove dell’abominevole uomo delle nevi, fra 57 peli sospetti inviati da tutto il mondo hanno individuato due campioni che

lunedì 27 novembre 2017

Archeologia. Quando iniziò l’uomo a provocare le prime scintille mediante l’utilizzo dei suoi arnesi e a controllare il fuoco?

Archeologia. Quando iniziò l’uomo a provocare le prime scintille mediante l’utilizzo dei suoi arnesi e a controllare il fuoco?

Si dice sia stato l’utensile a determinare la crescita intellettuale dell’ominide, a fare di lui ciò che siamo oggi. Se ciò è vero, lo fu soprattutto perché gli permise di accendere il primo fuoco. Questa fu la scoperta umana esclusiva, il passo che gli altri esseri viventi non furono in grado di fare. Il momento essenziale che rivoluzionò la sua esistenza. Senza la padronanza del fuoco l’evoluzione umana non sarebbe stata quella che fu. Il fuoco ha fornito l’input decisivo, l’ha accelerata, plasmata. Era un elemento essenziale per proteggersi dagli animali feroci, riscaldarsi durante il grande freddo, cuocere gli alimenti, far luce nella notte, dissodare il terreno favorendo la caccia. Era la componente essenziale del „pacchetto culturale“ dell’Homo erectus: fuoco, abitazione e vestiario.
I miti greci narrano del titano Prometeo, l’eroe che decise di rubare il fuoco a Giove e riportarlo sulla

venerdì 24 novembre 2017

Archeologia. “L’apertura della Zecca a Marciana, nell'Isola d'Elba, è stata davvero una brutta sorpresa. Intervista alla Prof.ssa Lucia Travaini dell’Università degli Studi di Milano sulle zecche inventate

Archeologia. “L’apertura della Zecca a Marciana, nell'Isola d'Elba,  è stata davvero una brutta sorpresa.  Intervista alla Prof.ssa Lucia Travaini dell’Università degli Studi di Milano sulle zecche inventate


La Prof.ssa Travaini è attualmente docente di Numismatica presso il dipartimento di Studi Storici dell’Università degli Studi di Milano. Ma è nota e stimata anche all’ estero per la sua vasta cultura professionale  tanto da essere stata insignita a Londra della prestigiosa medaglia della Royal Numismatic Society ed essere anche la  prima studiosa italiana nominata tra i 10  membri  onorari  di una delle più antiche e autorevoli società del settore, ossia  la Société Royale de Numismatique de Belgique.
Presentare la Prof.ssa Travaini non è soltanto un atto doveroso nei confronti di una studiosa nel settore della numismatica, riconosciuta per il suo prestigio anche all’estero, ma per quanto più possa riguardare i lettori, un rafforzativo che il parere espresso sull’argomento trattato sia difficilmente  confutabile, proprio in virtù delle sue intrinseche qualità professionali.
In altri termini si vorrebbe esprimere con questa intervista un giudizio informato ai massimi livelli sulla travagliata vicenda della zecca di Marciana, ritenuta tale dal Comune anche se non si

mercoledì 22 novembre 2017

Archeologia. Eccezionale scoperta in Inghilterra: la tomba di una giovane donna dell'età del Bronzo con un corredo ricco di ambra, stagno e gioielli.

Archeologia. Eccezionale scoperta in Inghilterra: la tomba di una giovane donna dell'età del Bronzo con un corredo ricco di ambra, stagno e gioielli.



Una sepoltura di 4000 anni fa potrebbe riscrivere la storia dell'Età del Bronzo britannica. In questa sepolture vennero deposti i resti, cremati, di una giovane donna con quanto rimaneva del legno utilizzato nel rogo e con il corredo della giovane accuratamente avvolto in una pelliccia. L'involto era stato, a sua volta, deposto in una piccola scatola di pietra.
Fra gli oggetti scoperti vi sono 34 borchie di stagno, che costituiscono la prima prova della lavorazione del metallo nel sudovest dell'Inghilterra, una cintura in fibra d'ortica con una frangia in

lunedì 20 novembre 2017

Archeologia. Quando l’imperatore di Spagna Carlo V sbarcò a Cagliari. Riflessioni di Maurizio Corona

Archeologia. Quando l’imperatore di Spagna Carlo V sbarcò a Cagliari.
Riflessioni di Maurizio Corona



“Sabato 12 giugno dell’anno del Signore 1535.

Per la città di Cagliari è un giorno speciale. Quasi tutti i suoi abitanti si sono assiepati vocianti sulle banchine del porto e lungo il Carrer de Barselona nel quartiere di Lapola. Vogliono vedere, magari soltanto scorgere, l’imperatore Carlo V, che, accolto dalle più alte cariche cittadine, è appena sbarcato in città con il suo sfarzoso seguito di grandi personaggi.
Nelle acque del Golfo degli Angeli si è radunata l’imponente flotta cristiana, giunta da ogni parte del Mediterraneo occidentale. L’Imperatore spagnolo ha dato ordine ai suoi alleati di fare vela su Cáller, «que es la cabeça deste reyno», come lui la definisce in una lettera scritta alla moglie Isabella di Portogallo quello stesso 12 giugno dopo essere risalito a bordo della sontuosa bastarda dell’ammiraglio genovese Andrea Doria, che gliela mise a disposizione per l’intera durata della campagna militare.
Immaginiamo quale stupore e quale impressione destò nei Cagliaritani lo spettacolo che si presentò ai loro occhi in quei giorni: il golfo era punteggiato dai mille colori delle navi dei Regni di Spagna e di

sabato 18 novembre 2017

Archeologia. "Sardegna, l'alba di una civiltà"- Capone Editore - Lecce. E' uscito il nuovo libro di Pierluigi Montalbano.

Archeologia. "Sardegna, l'alba di una civiltà" - Capone Editore - Lecce. E' uscito il nuovo libro di Pierluigi Montalbano.


Pubblicato! Dalla prossima settimana inizierà il tour per presentarlo al pubblico. Sarà disponibile nei siti archeologici Nuraghe Losa, Nuraghe Santu Antine, Pozzo Santa Cristina e, a Cagliari, nella Libreria Succa. Naturalmente anche presso l'editore o posso spedirlo io richiedendolo con una mail a pierlu.mont@libero.it   Il costo è 18 Euro.

Invito tutti gli amici a sensibilizzare le associazioni e le amministrazioni per organizzare conferenze. Prometto di rispondere a tutti. 

Sardegna.
L’alba di una civiltà

 IL LIBRO Dopo l’invenzione della scrittura, l’uomo ci ha lasciato tantissimi documenti, le cosiddette fonti letterarie, leggerli significa ascoltare le parole che vengono da un passato piuttosto recente se rapportato a quanto abbiamo “ereditato”, invece, dagli uomini che per primi abitarono la terra.  Di essi, della loro civiltà, abbiamo soprattutto fonti iconografiche – pitture o incisioni in grotta, statuine della Dea Madre, vasellame decorato, graffiti su ciottoli – ma anche resti di pasti, utensili e stoviglie, ruderi dei primi ricoveri in pietra, corredi funerari, relitti affondati lungo le coste e tanto, tanto altro. Con tutte queste fonti, ogni

venerdì 17 novembre 2017

Linguistica. Alfabeto greco e alfabeto fenicio. Perché l’alfabeto greco finisce così? Riflessioni di Fabio Copani

Linguistica. Alfabeto greco e alfabeto fenicio. Perché l’alfabeto greco finisce così?
Riflessioni di Fabio Copani


L’alfabeto greco è lì, con i suoi ventiquattro segni riprodotti sui libri di testo e sui siti internet. Alfa, beta, gamma, delta, epsilon… Quando s’inizia a studiare una lingua generalmente non ci si pone molte domande su ciò che si sta apprendendo. L’insegnante dice che l’alfabeto è quello, dunque s’impara così e basta.

In questo articolo:
L’alfabeto greco non nasce come lo conosciamo oggi, ma ha una lunga storia
Derivazione dell’alfabeto greco da quello fenicio
Le ultime cinque lettere dell’alfabeto sono un’aggiunta dei Greci
Distinzione tra u vocalica e semivocalica
L’introduzione dei segni complementari: importante spia storica
L’ultima esigenza: distinguere vari tipi di o
In realtà ogni lettera dell’alfabeto greco, prima di essere incasellata nelle griglie che conosciamo, ha alle spalle una storia lunga anche secoli. Lo stesso segno è stato usato per suoni diversi, con un

mercoledì 15 novembre 2017

Archeologia. S’Arcu ‘e Is Forros, un sito fra i monti della Sardegna dove si incontravano nuragici, filistei e fenici. Articolo di Maria Ausilia Fadda.

Archeologia. S’Arcu ‘e Is Forros, un sito fra i monti della Sardegna dove si incontravano nuragici, filistei e fenici. 
Articolo di Maria Ausilia Fadda.
(fonte: Archeologia Viva)

















L’antico villaggio alle falde del Gennargentu ha restituito una grande quantità di oggetti di bronzo e di ferro che lo attestano come il centro metallurgico più importante della Sardegna nuragica, in stretto rapporto di scambi con l’Etruria e il Levante tanto da riservarci la straordinaria scoperta di un’iscrizione in caratteri filistei e fenici graffita su un’anfora arrivata nell’isola insieme ad altri prodotti dell’Oriente mediterraneo.
Nel villaggio santuario di S’Arcu ‘e is Forros (Villanova Strisàili), risorge il più grande centro metallurgico della Sardegna nuragica, gestito da principi sacerdoti che coniugavano autorità religiosa, tecnologia e potere economico. Il sito era già noto dal 1986, e la campagna di scavo del 2010 si concluse con l’esplorazione di un tempio a megaron con altare interno e di un ambiente con forno per

lunedì 13 novembre 2017

Archeologia della Sardegna. Bosa nel contesto del Giudicato di Arborea. Riflessioni di Attilio Mastino

Archeologia della Sardegna. Bosa nel contesto del Giudicato di Arborea. 
Riflessioni di Attilio Mastino


Con la morte di Adelasia avvenuta nel castello di Burgos (a. 1259) e il crollo del Giudicato di Logudoro, i Malaspina della Lunigiana finalmente costituirono uno “stato signorile” a Bosa ed in Planargia, includendovi l’antica curatoria di Frussia: gli studiosi ritengono che solo allora fu costruito il castello fortificato sul colle di Serravalle (le date del 1112-21 proposte da Giovanni Francesco Fara non sono considerate credibili), a protezione dell’antico approdo fluviale, dei fondaci e del borgo che rapidamente finì per raccogliere l’eredità della Bosa Manna (la città romana e bizantina), dove attorno al 1065 secondo una fonte iberica più tarda era nata Marcusa de Gunale, figlia di Gonario di Lacon, moglie del giudice di Torres Costantino.
Ad epoca malaspiniana si datano gli Statuti della villa di Bosa, scritti in volgare italiano, di cui rimangono solo alcuni capitoli sopravvissuti al “Vespro antipisano” del 17 aprile 1323: i territori di

sabato 11 novembre 2017

Archeologia. Bronzetti nuragici, pregiate sculture in bronzo che il mondo ci invidia. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Bronzetti nuragici, pregiate sculture in bronzo che il mondo ci invidia.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Fra i personaggi sacri del mondo nuragico, spicca per bellezza e importanza “l’acquaiolo”, un bronzetto sardo (n° 60 del libro di Lilliu “Sculture della Sardegna Nuragica”) che saluta con la mano destra, e nella sinistra impugna una fune da cui pende un vaso del tipo di quello in terracotta inciso trovato a Sant’Anastasia di Sardara. Anch’esso proviene da Serri ed è conservato al Museo di Cagliari. Il legame con la religiosità è testimoniato dai tre elementi che sono sempre presenti nella sfera sacra: eleganza, relazione con l’acqua e dono votivo. Il recipiente ha il corpo ovale col fondo stretto e piano. Il colletto è alto e rovescio ed è diviso dal corpo con una profonda gola. Sul ventre presenta un colatoio per versare il liquido. La tunica, con l’orlo inferiore prolungato a coda, è priva di maniche. Il pugnale a elsa gammata, sospeso nella fascia a tracolla, costituisce l’arma, simbolo di prestigio e potere, del personaggio. Un cordone con nodo sul davanti chiude il vestito all’altezza della vita. Occhi a

giovedì 9 novembre 2017

Archeologia e Astronomia, il parere di un esperto. L’archeoastronomo Mauro Peppino Zedda: “L’archeologia ufficiale? Oscurantista e arrogante”

Archeologia e Astronomia, il parere di un esperto.
L’archeoastronomo Mauro Peppino Zedda: “L’archeologia ufficiale? Oscurantista e arrogante”
Intervista di Francesca Mulas per www.sardiniapost.it


Archeologi sardi contro iI Fantarcheosardismo: non è una novità che gli accademici, quelli che occupano le poltrone di Università e Soprintendenza o che da anni lavorano e studiano in ambito archeologico prendano posizione contro gli appassionati di antichità, ‘colpevoli’ di inquinare un serio dibattito scientifico attorno al nostro passato con teorie più o meno credibili. L’archeologo Rubens D’Oriano, funzionario della Soprintendenza Archeologica si è espresso duramente contro gli improvvisati dell’archeologia etichettandoli come ‘Fantarcheosardisti’. Tra le discipline guardate con diffidenza dagli accademici c’è anche l’archeoastronomia: secondo questa teoria i monumenti antichi della Sardegna avrebbero un orientamento che segue il sole e la luna. Mauro Peppino Zedda, archeoastronomo isolano, è citato nelle riviste di tutta Europa ma non ha lo stesso successo in terra sarda. 52 anni, contadino e laureando in Beni Culturali, ha pubblicato le sue osservazioni in riviste internazionali e ha dato alle stampe diverse monografie sul tema. L’ultima, ‘Archeoastronomia nella

lunedì 6 novembre 2017

Archeologia subacquea. Il lingotto di stagno di Porto Ferro (Sassari). Articolo di Mario Galasso

Archeologia subacquea. Il lingotto di stagno di Porto Ferro (Sassari)
Articolo di Mario Galasso


















La Nuova Sardegna ha riportato il 23 giugno 2010 la notizia del ritrovamento di un lingotto di stagno di circa 10 kg, dal fondale di Porto Ferro (Nurra, NO. Sardegna), da parte di un gruppo di subacquei dell’ass. sportiva Corallo sub di Alghero. Il loro istruttore Alberto Sechi fortunatamente non ha confuso il lingotto con uno zinco di quelli che si usano contro le correnti galvaniche sotto le chiglie delle barche e dopo averlo fotografato sia in situ, sia durante il recupero che fuori dall’acqua lo ha consegnato ai CC di S. Maria La Palma, per il successivo inoltro alla Soprintendenza Archeologica di Sassari. In un primo momento il fortunato rinvenitore si è convinto di aver trovato un lingotto di epoca punica per la somiglianza della forma dello stesso con quello a tutti familiare del simbolo della

domenica 5 novembre 2017

Incontri di archeologia della Sardegna nell'Associazione Culturale Honebu a Cagliari. Saranno dedicati interamente alla Civiltà Nuragica.

Incontri di archeologia della Sardegna nell'Associazione Culturale Honebu a Cagliari. Saranno dedicati interamente alla Civiltà Nuragica.


L'Associazione Culturale HoNeBù, in collaborazione con Pierluigi Montalbano, organizza 5 incontri di Archeologia della Sardegna interamente dedicati alla “Civiltà Nuragica”.

Con l'ausilio di immagini proiettate, saranno approfonditi gli aspetti riguardanti le architetture dei vivi e dei defunti, la religiosità e le straordinarie forme artistiche in bronzo e in pietra che realizzarono gli scultori sardi di 3000 anni fa.

Tutti gli incontri si svolgeranno nella sala conferenze Honebu di Cagliari/Pirri in Via Fratelli Bandiera 100. 
Il relatore utilizzerà un linguaggio divulgativo per consentire una facile comprensione dei nodi più

sabato 4 novembre 2017

Archeologia: Piramidi e dintorni. Kufu e le stanze segrete della Piramide del faraone Cheope. Riflessioni di Matteo Riccò

Archeologia: Piramidi e dintorni. Kufu e le stanze segrete della Piramide del faraone Cheope.
Riflessioni di Matteo Riccò


D. Che cosa è successo?
R. Nei mesi scorsi, un gruppo di ricercatori francesi e giapponesi ha studiato la struttura interna della Grande Piramide di Giza, il monumento funerario del Faraone Kufu, meglio noto come Cheope, utilizzando una rivoluzionaria tecnica conservativa (che non richiede cioè scavi o carotaggi nella struttura della piramide) basata sull’assorbimento dei raggi cosmici. Per farla breve, una specie di TAC ipervitaminizzata di una struttura in muratura.
D. Perché questa notizia sarebbe clamorosa?
R. Pare sia stata identificata una camera di grandi dimensioni, si parla di almeno 30 m di lunghezza, situata all'altezza del già noto sepolcro di Kufu (Cheope). La notizia è clamorosa perché la piramide di Kufu, oltre ad essere una delle struttura più note al mondo, è anche una delle più antiche. Risale infatti al 2500-2600 a.C., e sebbene gli archeologi ammettano da decenni di avere le idee poco chiare su come sia stata costruita, la sua struttura interna era considerata ben definita da almeno un secolo. Certo: si sapeva della presenza di condotti interni a funzione probabilmente più simbolica che

venerdì 3 novembre 2017

Archeologia. La più antica città del mondo: Cayonu, in Turchia, a poche decine di km da Göbekli Tepe

Archeologia. La più antica città del mondo: Cayonu, in Turchia, a poche decine di km da Göbekli Tepe

Ubicato ai piedi dei Monti Tauro, il sito di Cayönü fu scoperto nel 1963. La sua importanza nel panorama del Neolitico preceramico intorno a Göbekli Tepe è grande, soprattutto perché qui furono costruite le prime abitazioni risalenti al 10.000 a.C. che videro lo sviluppo delle prime comunità di cacciatori-agricoltori d’Anatolia. Si tratta, insomma, di un divenire che andò di pari passo con lo sviluppo degli imponenti santuari del vicino centro di Göbekli Tepe e che può aiutarci a ricostruire l’universo sconosciuto di quelle genti. Per millenni esistettero delle comunità a Cayönü, le loro case si trasformarono da semplici capanne rotonde a solidi edifici rettangolari più complessi. Una costruzione in particolare ha concentrato l’attenzione degli esperti: la casa dei crani.
Edifici a due piani, pavimenti di lucido terrazzo e una piazza.
Il sito di Cayönü si trova vicino al villaggio di Sesverenpinar, a circa 40 km da Diyarbakir, presso la

giovedì 2 novembre 2017

Archeologia. La più grande meraviglia circa i Giardini pensili di Babilonia? Non erano in Babilonia.

Archeologia. La più grande meraviglia circa i Giardini pensili di Babilonia? Non erano in Babilonia.
di Pierluigi Montalbano




Un illustre storico, il Dr. Stephanie Dalley, dell’Oriental Institute dell'Università di Oxford, raccoglie la prova che dimostra che l'antica meraviglia è situata a 300 chilometri di distanza.
I giardini pensili di Babilonia, una delle sette meraviglie del mondo antico, non erano a Babilonia, sono stati invece trovati a 300 miglia a nord di Ninive, la più grande rivale di Babilonia, secondo un eminente storico di Oxford.
Dopo più di 25 anni di ricerca, lo studioso ha messo insieme sufficienti prove per dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che i famosi giardini sono stati costruiti a Ninive dal grande sovrano assiro Sennacherib, e non come gli storici ho sempre pensato dal re Nabucodonosor di Babilonia.
Dr. Dalley per primo propose pubblicamente la sua idea che Ninive, e non Babilonia, era il luogo dei giardini nel 1992, quando la sua ricerca è stata riportata in The Independent, ma ci sono voluti altri

mercoledì 1 novembre 2017

Teti, la terra degli uomini lupo. Articolo di Agostino De Santi Abati

Teti, la terra degli uomini lupo.
Articolo di Agostino De Santi Abati
(per ingrandire le immagini cliccarci sopra)


«Homo homini aut deus, aut lupus»; 
l'uomo per il suo simile può essere simile a un dio o simile a un lupo.
(Erasmo da Rotterdam).

Così è nata la leggenda dei LUPI MANNARI
Un reperto molto discusso per via del mistero sul suo ritrovamento, ma soprattutto per la presenza di glifi su di essa e in particolar modo, del simbolo del pugnale ad elsa gammata, un arcano pittogramma con valore simbolico e fonetico e una serie di glifi che compongono la parola LUPO, che ci porteranno in un viaggio tra miti e leggende in luoghi lontani.
Teti, città al centro della Sardegna, distante 15 km da quella che è considerata l’ombelico, Sorgono, territori con una natura ancora incontaminata e ricchi di storia antichissima. Il territorio di Teti, è il più ricco di tutta la Sardegna per quanto riguarda i ritrovamenti nuragici, qui sono stati trovati la maggior parte dei bronzetti e altri manufatti, tra questi, la navicella fittile di cui parleremo, un mistero ancora da decifrare per la comunità scientifica internazionale. In questo articolo, proporremo una nuova versione del significato dei glifi impressi sul reperto nuragico, la barchetta fittile ci condurrà così, in un viaggio con una meta inaspettata. La scoperta del significato fonetico del pugnale ad elsa gammata e della conseguente frase di cui fa parte, ci permetterà di dare nuovi significati ad antichi reperti, di scoprire il significato della città di Teti, e i segreti dei suoi abitanti guerrieri, delle

lunedì 30 ottobre 2017

Sardegna, l'Alba di una Civiltà, il nuovo libro di Pierluigi Montalbano.

Archeologia. Sardegna, l'Alba di una Civiltà, il nuovo libro di Pierluigi Montalbano.


Sarà presentato in anteprima da Honebu a Cagliari a metà Novembre, il nuovo libro di Pierluigi Montalbano, dedicato interamente all'archeologia della Sardegna, dal Neolitico alla Civiltà Nuragica. Un saggio che si mantiene fedele ai canoni scientifici imposti dalla metodologia di indagine universitaria ed è scritto con un linguaggio divulgativo che consente al lettore di comprendere facilmente i nodi della disciplina archeologica. Sono raccontate le vicende della Sardegna antica, con particolare riferimento all’epoca dei nuraghi, le maestose torri che svettano nel paesaggio dell’isola. Nel testo vengono illustrate le principali scoperte archeologiche studiate nel territorio sardo, confrontate in vari casi con architetture contemporanee e attività che si svolgevano in

domenica 29 ottobre 2017

Archeologia. Individuata nel Tempio di Antas, a Fluminimaggiore, la prima raffigurazione del mitico Sardus Pater, la massima divinità sarda dell'antichità. Riflessioni di Fabio Isman

Archeologia. Individuata nel Tempio di Antas, a Fluminimaggiore, la prima raffigurazione del mitico Sardus Pater, la massima divinità sarda dell'antichità.
Riflessioni di Fabio Isman


Per 50 anni, erano rimaste in una cassa. Sono le decorazioni in terracotta del Tempio di Antas in Sardegna, vicino a Iglesias, uno dei più antichi e dei più misteriosi dell’isola. Le ha ordinate e studiate Giuseppina Manca di Mores, archeologa isolana che ha scoperto così la più antica raffigurazione del “Sardus Pater”, mitico progenitore della Sardegna, la cui immagine di divinità con il cappello inequivocabilmente piumato si fonde con quella di Iolao, il nipote di Eracle che tradizionalmente è considerato il massimo eroe della mitologia classica.
Vicino a Fluminimaggiore, c’è uno dei grandi misteri sardi: un tempio punico del 500 a.C. dedicato al

venerdì 27 ottobre 2017

Archeologia. La civetta: l’iconografia svela un profondo significato simbolico legato al mondo dei defunti. Riflessioni di Giorgia Soncin

Archeologia. La civetta: l’iconografia svela un profondo significato simbolico legato al mondo dei defunti
Riflessioni di Giorgia Soncin 


Atena, la dea greca della sapienza, viene spesso rappresentata con una civetta appollaiata su una spalla, manifestazione simbolica della saggezza. Presso gli Egizi rappresentava la notte e l’oscurità, gli Aztechi l’associavano al dio dell’oltretomba, per i Romani simboleggiava la morte. René Guénon afferma che "la civetta è il simbolo della conoscenza razionale perché essendo un uccello notturno è legato alla luce riflessa, quella lunare, in opposizione alla conoscenza intuitiva, percezione della luce diretta solare, simbolicamente rappresentata dall’aquila". Il nome stesso annuncia la storia e la simbologia, infatti, nei manuali salta all'occhio il suo nome scientifico: Athene noctua, rapace notturno della famiglia degli Strigidae. Viene naturale collegare queste parole direttamente alla divinità greca Atena e alla parola strega, di origine latina. Con i suoi grandi occhi, la civetta è legata alla preveggenza, all'illuminazione e alla conoscenza legata alla dea Atena/ Minerva, portatrice di

giovedì 26 ottobre 2017

Archeologia. Pelasgi e Popoli del Mare, i nomadi del Mediterraneo.

Archeologia. Pelasgi e Popoli del Mare, i nomadi del Mediterraneo.

Il Mare Mediterraneo è stato per millenni il centro del mondo antico e crogiolo etnico dei popoli che, attraverso i flussi migratori e all’avvicendarsi al potere marittimo e commerciale, hanno modellato il volto e il profilo culturale d’Occidente, del Medio Oriente e del Nord Africa, imprimendo così una traccia tanto indelebile e ridondante nella storia umana, direttamente o indirettamente, da generare la Civiltà così come la conosciamo oggi.
Atlantidei, Tirreni, Shardana, Etruschi, Argonauti, Lelegi, e Carî, quale intricato legame di sangue e discendenza tra loro? O stiamo forse parlando di un unico popolo così errabondo da essersi mescolato ovunque nel dna mediterraneo?
Popoli del mare: una sorta di inesorabile, lenta sovrapposizione di ondate migratorie, maree montanti di umanità, fusione tra razze e culture. Furenti alleati dei Libici i quali, suddivisi nelle tribù dei

martedì 24 ottobre 2017

Archeologia. Gli scavi scoprono la civiltà del Colle Bianco, un insediamento agricolo di genti che occuparono l'area nell’Età del Bronzo.

Archeologia. Gli scavi scoprono la civiltà del Colle Bianco, un insediamento agricolo di genti che occuparono l'area nell’Età del Bronzo.

Dopo gli ultimi scavi condotti davanti alla grotta tra Guglionesi e Larino, emergono nuovi e interessanti elementi utili a ricostruire ciò che accadeva nel periodo dell’Età del Bronzo in quell’area: dai resti ritrovati sotto terra - punte di frecce, frammenti ceramici, pietre lavorate - una comunità di agricoltori ha abitato lo spazio davanti all’antro. Gli studiosi hanno ora in programma una campagna di scavi approfondita per capire usi, costumi e tradizioni della comunità.

La ricognizione dell’area davanti alla Grotta del Colle Bianco scopre che  nell’area tra Larino e Guglionesi, sono presenti insediamenti dell’età del Bronzo. Gli archeologi, insieme a studenti dell’UniMol, tirocinanti, specialisti, dottorandi e dottorati e liberi professionisti del settore sono tornati nella zona per sottoporre l’area davanti all’antro a ulteriori studi. Hanno scavato con le mani fino a un metro di profondità «perché è il modo migliore per salvaguardare i reperti e fare in modo che tornino alla luce integri», spiega la dottoressa e archeologa Antonella Minelli, responsabile della

sabato 21 ottobre 2017

Archeologia. DAEDALEIA LE TORRI NURAGICHE OLTRE LʼETÀ DEL BRONZO. Articolo di Raimondo Zucca.

Archeologia.   DAEDALEIA LE TORRI NURAGICHE OLTRE LʼETÀ DEL BRONZO
Atti del Convegno di Studi (Cagliari, Cittadella dei Musei, 19-21 aprile 2012)
Sardi Ilienses (Livio, XLI, 12, 4)
Articolo di Raimondo Zucca

I Sardi Ilienses secondo Ettore Pais
Nella memoria lincea del 1881, La Sardegna prima del dominio romano, Ettore Pais affermava:
Il nome Sardegna (Sardò) e l’aggettivo Sardonio (Sardonios) è stato usato per indicare nel complesso l’isola e gli abitanti di essa sin dal tempo di Erodoto, tuttavia sorge il dubbio se questo nome fosse proprio di tutti, ovvero di una sola parte dei Sardi e se il nome di una tribù sia stato poi esteso a tutte le altre. Io propendo a questa seconda opinione e parmi che vi siano degli argomenti che la rendono, per lo meno, degna di essere presa in considerazione. E in primo luogo coloro che parlano degli abitanti del centro dell’isola nominano espressamente dei popoli detti Iliesi e Balari, ma non li chiamano Sardi, che anzi talvolta l’aggettivo Sardi è opposto agli altri due ed è usato per indicare le

giovedì 19 ottobre 2017

Archeologia. Shardana e Sardegna, di Giovanni Ugas.

Archeologia. Shardana e Sardegna, di Giovanni Ugas.

Nell’ambito della XII Edizione del Premio Osilo 2016 Sezione Saggistica, il libro “Shardana e Sardegna. I Popoli del Mare, gli alleati del Nord Africa e la fine dei grandi regni (XV-XII secolo a.C.)”, di Giovanni Ugas, ed. della Torre ha vinto il Premio Selezione «libro dell’anno»

Il giudizio della commissione
Shardana e Sardegna è un’opera che lascia il lettore stupefatto sia per la grande competenza dell’Autore, sia per la ricchezza di documentazione e di immagini. Viene così spalancata un’ampia finestra sulla storia antica dell’Isola sarda, che ha vissuto da protagonista le vicende del Mediterraneo di circa tre millenni fa. L’autore riesce a dare soddisfacenti e documentate risposte ad alcuni quesiti su quell’epoca storica, chiarendo il ruolo delle popolazioni di Sardegna nelle dinamiche socio politiche cui presero parte molti altri popoli di spicco del

mercoledì 18 ottobre 2017

Archeologia. Le donne del Neolitico, quelle vissute 6000 anni fa, viaggiavano e si spostavano di continuo per scambiare oggetti e idee.

Archeologia. Le donne del Neolitico, quelle vissute 6000 anni fa, viaggiavano e si spostavano di continuo per scambiare oggetti e idee.


Una serie di scavi archeologici condotti nella regione tedesca del Lechtal, nella parte meridionale della Baviera, ha rivelato particolari inaspettati della struttura delle società umane nel periodo a cavallo tra l’Età della pietra e l’Età del bronzo, in particolare sugli spostamenti delle persone e quindi degli oggetti e delle idee che portavano con sé.  L’analisi dei resti di alcuni individui sepolti in insediamenti dell’epoca, pubblicata sui "Proceedings of the National Academy of Sciences" da Philipp Stockhammer della Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera e colleghi, mostra infatti che mentre gli uomini erano originari della zona, le donne venivano da altre località, probabilmente dalla Boemia o dalla Germania centrale, secondo una struttura sociale detta

lunedì 16 ottobre 2017

Archeologia. Haou Nebout ( Honebu): Atlantide degli Egizi. Riflessioni di Fabio Marino

Archeologia. Haou Nebout ( Honebu): Atlantide degli Egizi.
Riflessioni di Fabio  Marino

Il geroglifico qui sopra è uno dei più antichi del sistema egizio; ciononostante, il suo significato è tuttora dibattuto. Sotto il profilo grammaticale e sotto quello del significato. Prima che qualcuno si chieda se anche io sono stato colpito dalla sindrome di Atlantide, rassicuro tutti: no, non ancora. Tuttavia, il problema di questo geroglifico mi affascina da parecchio tempo, e perciò, anche se ci sono su questo tema ancora parecchi “lavori in corso”, ho deciso di scrivere qualche riflessione su alcuni aspetti particolarmente interessanti.
Partiamo dal significato: il simbolo riportato nell'immagine sopra è quello con cui gli Egizi, fin dai primordi dello Stato faraonico, indicavano il misterioso territorio dello «Haou-Nebout», e nel contempo anche i suoi abitanti. Lo stesso termine viene utilizzato per indicare gli altrettanto misteriosi “Popoli del Mare”, fronteggiati da Ramsete III intorno al 1.150 a.C., ma il

venerdì 13 ottobre 2017

Archeologia. Oricalco, un metallo sconosciuto che in antichità era più prezioso dell'oro. Lo cita, fra gli altri, il grande filosofo Platone. Il mistero sembrerebbe risolto, ma ci piace pensare che la scienza moderna non sia in grado di spiegare tutto e che Platone ne sapesse molto più di noi.

Archeologia. Oricalco, un metallo sconosciuto che in antichità era più prezioso dell'oro. Lo cita, fra gli altri, il grande filosofo Platone. Il mistero sembrerebbe risolto, ma ci piace pensare che la scienza moderna non sia in grado di spiegare tutto e che Platone ne sapesse molto più di noi.


Il rame nativo e l'alchimia dei metalli.
Quasi 2500 anni fa il filosofo Platone, nel parlare d'Atlantide nel dialogo "Crizia", scriveva:
"L'oricalco, quel metallo che ormai si sente solo nominare, allora era più che un nome, ed era estratto dalla terra in molti luoghi dell'isola, ed era a quel tempo il metallo più prezioso dopo l'oro... essi ricoprirono di bronzo, a guisa di vernice, tutto il percorso del muro della cinta esteriore, e spalmarono di stagno liquefatto quello della cinta interiore, e d'oricalco dai riflessi ignei quello della stessa acropoli".
D'oricalco era rivestito il muro dell'acropoli di Atlantide e d'oricalco era la colonna, dentro il tempio di Poseidone, su cui erano scritte le leggi. L'oricalco è stato a lungo identificato con l'ottone, sulla base d'una frase di Filopono. L'ottone però è una lega, non un metallo. Platone parla dell'oricalco come d'un metallo ormai ignoto (o - per meglio dire - passato in disuso). Il suo colore rosso-fuoco è quello del rame puro ed esclude l'identificazione con il platino, voluta da taluni, ma anche con

mercoledì 11 ottobre 2017

Archeologia. Un misterioso disco di bronzo trovato nel relitto di Antikythera. Una nuova spedizione tra i resti della nave greca famosa per la scoperta del celebre meccanismo ha riportato alla luce importanti reperti, compreso uno di difficile interpretazione. Riflessioni di Sarah Gibbens

Archeologia. Un misterioso disco di bronzo trovato nel relitto di Antikythera. Una nuova spedizione tra i resti della nave greca famosa per la scoperta del celebre meccanismo ha riportato alla luce importanti reperti, compreso uno di difficile interpretazione
Riflessioni di Sarah Gibbens

Arti di bronzo, il coperchio di un sarcofago, pezzi di statue di marmo e un misterioso disco di bronzo sono tra i reperti rinvenuti durante una spedizione di archeologia subacquea in uno dei più antichi e famosi relitti conosciuti. La Divisione delle Antichità sottomarine della Grecia - un'agenzia governativa che dipende dal ministero dell'Archeologia - ha annunciato la scoperta mercoledì scorso al termine di ricognizioni effettuate tra il 4 e il 20 settembre. Situato appena al largo dell'isola greca di Antikythera, a una profondità di 55 metri, il cosiddetto relitto di Antikythera ci consente di dare uno sguardo dal di dentro alla cultura romana nella sua fase di massimo splendore. "Gli archeologi marini hanno trovato un grande tesoro di statue di marmo, di bronzo e altri oggetti", ha detto la

lunedì 9 ottobre 2017

Decifrato il Disco Libarna conservato al Museo archeologico di Genova. Scoperto il funzionamento: è un oggetto legato all’astronomia

Decifrato il Disco Libarna conservato al Museo archeologico di Genova. Scoperto il funzionamento: è un oggetto legato all’astronomia



E' stato finalmente decifrato il significato del Disco di Libarna, un manufatto del I secolo d.C. Il reperto, unico in Europa, conservato al museo di Archeologia ligure, catalogato come peso, è uno strumento astronomico. Scoperto anche il suo funzionamento. Il disco era utilizzato per determinare il nord celeste e calcolare le lunazioni. Fu trovato durante gli scavi di Libarna, antica città romana, a Serravalle Scrivia in provincia di Alessandria. Il disco, di pochi centimetri di diametro, presenta due

sabato 7 ottobre 2017

I 10 giorni di Ottobre della storia che non furono mai vissuti: il calendario Giuliano. Da Giulio Cesare alla riforma di Papa Gregorio XIII, passando per il matematico gesuita Cristoforo Clavio.

I 10 giorni di Ottobre della storia che non furono mai vissuti: il calendario Giuliano. Da Giulio Cesare alla riforma di Papa Gregorio XIII, passando per il matematico gesuita Cristoforo Clavio.

Se qualcuno facesse cenno a qualsiasi fatto storico accaduto a Roma, e in gran parte dell'Europa, fra il 5 e il 14 ottobre 1582, parlerebbe del nulla. E per un semplice motivo: quei giorni non sono mai esistiti, inghiottiti in una sola notte per volere di Gregorio XIII.
Per ricercare le motivazioni di una simile decisione occorre tornare proprio al finire del XVI secolo, quando il dibattito su un'efficace riforma del calendario era entrato in una fase di particolare delicatezza e attenzione. Il vecchio calendario "giuliano", emanato da Giulio Cesare nel 46 a.C., si rivelava infatti come "fallace": secondo i calcoli del matematico tedesco di origine gesuita Cristoforo Clavio, la durata di un anno "giuliano", 365 giorni e 6 ore, non era esatta, poiché l'anno solare medio è più corto di circa 11 minuti, portando così ad un accumulo di un giorno di ritardo ogni 128 anni. E nel 1582 la differenza, complici altri ulteriori aggiustamenti, andava a toccare i 10 giorni, con

mercoledì 4 ottobre 2017

Archeologia. La medicina nell'antica Grecia. Riflessioni di Pitagora, Alcmeone di Crotone, Ippocrate, Galeno e Aristotele.

Archeologia. La medicina nell'antica Grecia. 
Riflessioni di Pitagora, Alcmeone di Crotone, Ippocrate, Galeno e Aristotele.


Nelle prime fasi, la medicina occidentale (non ci occuperemo della medicina orientale) era una medicina teurgica, in cui la malattia era considerata un castigo divino, concetto che si trova in moltissime opere greche, come l'Iliade, e che ancora oggi è connaturato nell'uomo.
Il simbolo della medicina è il serpente, animale sacro perché ritenuto, erroneamente, immune dalle malattie. Secondo un'altra versione nel simbolo non è rappresentato un serpente, ma l'estirpazione del Dracunculus medinensis o verme di Medina. Comunque, il serpente aveva un'importante funzione pratica nella medicina antica: nel tempio di ogni città c'era una sorta di cunicolo con i serpenti. Il tempio, infatti, non era solo un luogo di devozione, ma anche un luogo dove si portavano i malati: la fossa dei serpenti serviva a spaventare il paziente, a cui probabilmente venivano date anche delle

lunedì 2 ottobre 2017

Archeologia: Platone e Atlantide. Come le nuvole all’imbrunire. Il Cappellano di Svezia e la ricerca delle Atlantidi mediterranee: la Sardegna. Riflessioni di Alfonso Stiglitz

Archeologia: Platone e Atlantide. Come le nuvole all’imbrunire.
Il Cappellano di Svezia e la ricerca delle Atlantidi mediterranee: la Sardegna.
Riflessioni di Alfonso Stiglitz


Il titolo. "come le nuvole all'imbrunire" è l'espressione utilizzata da Diderot per criticare il Cappellano di Svezia e i cercatori di Atlantide, equiparandoli ai bambini che al cadere del sole guardano le nuvole e in esse ognuno di loro vede quello che vuole, un viso, un animale ecc. 
L'epigrafe è questa:
je veux mourir si vous ne regardez l’auteur comme un enfant qui s’amuse à observer les nuées à la chute du jour. Le jour est bien tombé depuis environ deux mille cinqcents ans que Platon écrivait, et M. l’aumônier de Suède a vu dans les nuées de l’auteur grec,tout ce qu’il a plu à son imagination, aidée de beaucoup de connaissances, d’étude et de pénétration.
Excellent mémoire à lire pour apprendre à se méfier des conjectures des érudits.
che, tradotta in italiano suona grossomodo così: 
Voglio morire se non guardi all'autore come a un bambino che ama osservare le nuvole alla fine della giornata. Il giorno è sceso per circa duemila e cinquecento anni da quando ha scritto Platone e il cappellano svedese ha visto nelle nuvole dell'autore greco,tutto ciò che ha amato nella sua immaginazione, aiutato da molta conoscenza, studio e penetrazione.
Eccellente memoria da leggere per imparare a diffidare delle congetture degli studiosi.


ll racconto – né mito, né leggenda (Janni 2004: 63) – di Platone sulla storia di Atlantide e sulla sua sorte di tragica grandezza fu sostanzialmente ignorato  dai  suoi  contemporanei  e  successori,  salvo  scarne  citazioni, un’autorevole   stroncatura e significativi silenzi sino alla scoperta dell’America, quando si pose la necessità di spiegare la presenza di quelle inaspettate terre e l’identità  dei  suoi  abitanti,  nel  solco  del  testo  biblico (Gliozzi  1977;  Ciardi  2002).  Da qui  il  sorgere  del  mito  che,  seppure proiettato  al  di  là  del  Mediterraneo,  a  un  certo punto  trova  il  modo  di attraversare lo Stretto di Gibilterra per tornare nelle accoglienti braccia del

venerdì 29 settembre 2017

Archeologia. La città di Roma fu fondata dagli Etruschi? Riflessioni di Massimo Pittau

Archeologia. La città di Roma fu fondata dagli Etruschi?
Riflessioni di Massimo Pittau

Molti autori greci, ormai soggiogati anche sul piano psicologico e su quello culturale, dalla potenza dei dominatori Romani, fecero a gara per dimostrare che in effetti Roma era una “fondazione greca”. Uno dei più importanti di questi autori, Dionigi di Alicarnasso, si lasciò sfuggire a denti stretti la frase secondo cui «molti degli scrittori sostennero che la stessa Roma era un città Tirrena» (cioè Etrusca). Ebbene, numerose e consistenti prove linguistiche sono in grado di dimostrare che effettivamente Roma come città fu fondata, non dai Latini o dai Sabini, bensì dagli Etruschi.
È cosa abbastanza nota che dopo la conquista della Grecia da parte dei Romani, molti autori greci, ormai soggiogati non soltanto sul piano militare e politico ma anche su quello psicologico dalla potenza dei dominatori, fecero a gara per dimostrare che in effetti Roma era una “fondazione greca” (κτίσις ελληνική). E ciò fecero anche fondandosi sulla paretimologia del nome di Roma, fatto derivare abusivamente dall’appellativo greco ρώμη (rhōmē) «forza». Era questa indubbiamente una etimologia del tutto campata in aria, anche perché è illogico ritenere che all’inizio, quando Roma non era altro che un piccolissimo centro abitato, coloro che le diedero il nome potessero prevedere l’incredibile sviluppo futuro, militare politico e culturale, di Roma, che sarebbe finita con

martedì 26 settembre 2017

Archeologia della Sardegna. Paesaggi nuragici Riflessioni di Alessandro Usai

Archeologia della Sardegna. Paesaggi nuragici
Riflessioni di Alessandro Usai

«Dire grande architettura e nuraghi è la stessa cosa. E dire nuraghi e dire Sardegna è anche, entro certi limiti, la stessa cosa. I nuraghi, infatti, danno figura e rilievo allo scenario fisico e umano del presente in Sardegna,come lo dettero al tempo in cui furono costruiti a migliaia e furono usati e occupati, con alterne vicende, per lunghi secoli.»  (LILLIU 1988, p. 485).
1. Premessa
Nel brano riportato in epigrafe, Giovanni Lilliu presenta il nuraghe come elemento essenziale del paesaggio sardo attraverso i millenni. Non poteva non essere così, né potevano sfuggire alla potente suggestione dei monumenti e delle parole del Maestro i suoi allievi e il pubblico colto sardo, con quell’ammirazione che ancor oggi anima, fin nel titolo, la mostra “L’isola delle torri”.Tuttavia questa tendenza, che in anni ormai lontani consentì a studiosi ed amministratori sardi di prendere coscienza, caso raro in Italia e in Europa, dell’esistenza di un’importante componente preistorica e protostorica del paesaggio, altrove dominato dai ruderi romani, medievali e moderni, oggi si rivela inadeguata. In tempi in cui il concetto di paesaggio viene elaborato e sviscerato in tutte le sue implicazioni da

giovedì 21 settembre 2017

Archeologia. Il culto dell’acqua nella Sardegna Nuragica. Riflessioni di Alessandro Usai

Archeologia. Il culto dell’acqua nella Sardegna Nuragica
Riflessioni di Alessandro Usai


La civiltà nuragica è la principale espressione culturale della Sardegna protostorica, che occupa tutto l’arco temporale compreso tra la Media Età del Bronzo (apparentemente a partire da un momento non iniziale di tale periodo, intorno al 1600-1500 a.C.) e la fine della Prima Età del Ferro(circa 700 a.C.). La sua parabola evolutiva attraversò momenti di formazione, maturità, trasformazione e degenerazione, e naturalmente fu condizionata sia dai fili di continuità che dai fattori di cambiamento. La sua identità, compatta e nello stesso tempo cangiante nel tempo e nello spazio come un mosaico dai mille colori, sta proprio nel rapporto dialettico tra continuità e cambiamento. Semplificando in modo anche troppo schematico, la civiltà nuragica ci appare come un ciclo storico unitario, che interessa tutta la Sardegna e le sue isole minori e che si può suddividere in due grandi periodi: il primo è quello che vede la costruzione dei nuraghi, delle tombe collettive e dei primi insediamenti; il secondo è quello che, pur nella continuità dell’utilizzo dei nuraghi esistenti come centri di aggregazione del popolamento, vede la fine della loro elaborazione, e soprattutto vede la

martedì 19 settembre 2017

Archeologia e storia della Sardegna. L'occupazione romana della Sardegna. Riflessioni di Attilio Mastino

Archeologia e storia della Sardegna. L'occupazione romana della Sardegna
Riflessioni di Attilio Mastino


Il basso impero. 
Con Diocleziano e poi con Costantino il sistema dei governi provinciali fu radicalmente trasformato e subì forse un impoverimento, a causa del progressivo accentramento burocratico: il potere imperiale fu attribuito a due Augusti e a due Cesari, secondo il sistema della Tetrarchia; furono allora costituite quattro prefetture del pretorio (Oriente con capitale Nicomedia, Balcani con capitale Sirmio, Italia con capitale Milano, Gallia con capitale Treviri), con tredici diocesi affidate a vicari dei prefetti del pretorio; le province furono divise, ridotte come territorio con oscillazioni di confini e con suddivisioni successive e collocate sotto la responsabilità di presidi equestri o di funzionari senatori; la penisola italiana rientrò nell'organizzazione provinciale. Al di là degli aspetti di dettaglio, la riforma dioclezianea segnò una svolta profondissima, creando una sorta di piramide ed una catena di comando al cui vertice erano gli imperatori ed i loro prefetti del pretorio. Le province diventarono uno snodo periferico del governo imperiale ma, aumentate di numero, persero quella configurazione "nazionale" storicamente radicata nelle tradizioni locali che le aveva caratterizzate fin dalla loro prima costituzione. Infine le città provinciali, collocate alla base della

domenica 17 settembre 2017

Archeologia. La Geografia della Sardegna antica. Riflessioni di Attilio Mastino

Archeologia. La Geografia della Sardegna antica. 
Riflessioni di Attilio Mastino


In tre occasioni Erodoto ricorda la Sardegna come l'isola più grande del mondo: la notizia - ha messo in rilievo recentemente il Rowland - è da considerarsi ovviamente erronea se le dimensioni dell'isola, in rapporto alle altre isole del Mediterraneo, vanno calcolate in termini di superficie, dato che la Sardegna, con i suoi 23.812 km quadrati viene superata dalla Sicilia, con 25.426 km quadrati. In passato, il presunto errore di Erodoto, variamente ripreso dagli scrittori antichi, in particolare da Timeo e quindi da Pausania, era stato considerato come una prova per dimostrare la scarsa conoscenza che dell'isola avevano i Greci, esclusi alla fine del VI secolo a.C. dalle rotte occidentali dalla vincente talassocrazia cartaginese all'indomani della battaglia navale combattuta nel Mare Sardo per il controllo di Alalia, della Corsica e della Sardegna. Una tale interpretazione va comunque rettificata e va rilevato che il calcolo di Erodoto è stato effettuato non in termini di superficie ma di