Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

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sabato 21 ottobre 2017

Archeologia. DAEDALEIA LE TORRI NURAGICHE OLTRE LʼETÀ DEL BRONZO. Articolo di Raimondo Zucca.

Archeologia.   DAEDALEIA LE TORRI NURAGICHE OLTRE LʼETÀ DEL BRONZO
Atti del Convegno di Studi (Cagliari, Cittadella dei Musei, 19-21 aprile 2012)
Sardi Ilienses (Livio, XLI, 12, 4)
Articolo di Raimondo Zucca

I Sardi Ilienses secondo Ettore Pais
Nella memoria lincea del 1881, La Sardegna prima del dominio romano, Ettore Pais affermava:
Il nome Sardegna (Sardò) e l’aggettivo Sardonio (Sardonios) è stato usato per indicare nel complesso l’isola e gli abitanti di essa sin dal tempo di Erodoto, tuttavia sorge il dubbio se questo nome fosse proprio di tutti, ovvero di una sola parte dei Sardi e se il nome di una tribù sia stato poi esteso a tutte le altre. Io propendo a questa seconda opinione e parmi che vi siano degli argomenti che la rendono, per lo meno, degna di essere presa in considerazione. E in primo luogo coloro che parlano degli abitanti del centro dell’isola nominano espressamente dei popoli detti Iliesi e Balari, ma non li chiamano Sardi, che anzi talvolta l’aggettivo Sardi è opposto agli altri due ed è usato per indicare le

giovedì 19 ottobre 2017

Archeologia. Shardana e Sardegna, di Giovanni Ugas.

Archeologia. Shardana e Sardegna, di Giovanni Ugas.

Nell’ambito della XII Edizione del Premio Osilo 2016 Sezione Saggistica, il libro “Shardana e Sardegna. I Popoli del Mare, gli alleati del Nord Africa e la fine dei grandi regni (XV-XII secolo a.C.)”, di Giovanni Ugas, ed. della Torre ha vinto il Premio Selezione «libro dell’anno»

Il giudizio della commissione
Shardana e Sardegna è un’opera che lascia il lettore stupefatto sia per la grande competenza dell’Autore, sia per la ricchezza di documentazione e di immagini. Viene così spalancata un’ampia finestra sulla storia antica dell’Isola sarda, che ha vissuto da protagonista le vicende del Mediterraneo di circa tre millenni fa. L’autore riesce a dare soddisfacenti e documentate risposte ad alcuni quesiti su quell’epoca storica, chiarendo il ruolo delle popolazioni di Sardegna nelle dinamiche socio politiche cui presero parte molti altri popoli di spicco del

mercoledì 18 ottobre 2017

Archeologia. Le donne del Neolitico, quelle vissute 6000 anni fa, viaggiavano e si spostavano di continuo per scambiare oggetti e idee.

Archeologia. Le donne del Neolitico, quelle vissute 6000 anni fa, viaggiavano e si spostavano di continuo per scambiare oggetti e idee.


Una serie di scavi archeologici condotti nella regione tedesca del Lechtal, nella parte meridionale della Baviera, ha rivelato particolari inaspettati della struttura delle società umane nel periodo a cavallo tra l’Età della pietra e l’Età del bronzo, in particolare sugli spostamenti delle persone e quindi degli oggetti e delle idee che portavano con sé.  L’analisi dei resti di alcuni individui sepolti in insediamenti dell’epoca, pubblicata sui "Proceedings of the National Academy of Sciences" da Philipp Stockhammer della Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera e colleghi, mostra infatti che mentre gli uomini erano originari della zona, le donne venivano da altre località, probabilmente dalla Boemia o dalla Germania centrale, secondo una struttura sociale detta

lunedì 16 ottobre 2017

Archeologia. Haou Nebout ( Honebu): Atlantide degli Egizi. Riflessioni di Fabio Marino

Archeologia. Haou Nebout ( Honebu): Atlantide degli Egizi.
Riflessioni di Fabio  Marino

Il geroglifico qui sopra è uno dei più antichi del sistema egizio; ciononostante, il suo significato è tuttora dibattuto. Sotto il profilo grammaticale e sotto quello del significato. Prima che qualcuno si chieda se anche io sono stato colpito dalla sindrome di Atlantide, rassicuro tutti: no, non ancora. Tuttavia, il problema di questo geroglifico mi affascina da parecchio tempo, e perciò, anche se ci sono su questo tema ancora parecchi “lavori in corso”, ho deciso di scrivere qualche riflessione su alcuni aspetti particolarmente interessanti.
Partiamo dal significato: il simbolo riportato nell'immagine sopra è quello con cui gli Egizi, fin dai primordi dello Stato faraonico, indicavano il misterioso territorio dello «Haou-Nebout», e nel contempo anche i suoi abitanti. Lo stesso termine viene utilizzato per indicare gli altrettanto misteriosi “Popoli del Mare”, fronteggiati da Ramsete III intorno al 1.150 a.C., ma il

venerdì 13 ottobre 2017

Archeologia. Oricalco, un metallo sconosciuto che in antichità era più prezioso dell'oro. Lo cita, fra gli altri, il grande filosofo Platone. Il mistero sembrerebbe risolto, ma ci piace pensare che la scienza moderna non sia in grado di spiegare tutto e che Platone ne sapesse molto più di noi.

Archeologia. Oricalco, un metallo sconosciuto che in antichità era più prezioso dell'oro. Lo cita, fra gli altri, il grande filosofo Platone. Il mistero sembrerebbe risolto, ma ci piace pensare che la scienza moderna non sia in grado di spiegare tutto e che Platone ne sapesse molto più di noi.


Il rame nativo e l'alchimia dei metalli.
Quasi 2500 anni fa il filosofo Platone, nel parlare d'Atlantide nel dialogo "Crizia", scriveva:
"L'oricalco, quel metallo che ormai si sente solo nominare, allora era più che un nome, ed era estratto dalla terra in molti luoghi dell'isola, ed era a quel tempo il metallo più prezioso dopo l'oro... essi ricoprirono di bronzo, a guisa di vernice, tutto il percorso del muro della cinta esteriore, e spalmarono di stagno liquefatto quello della cinta interiore, e d'oricalco dai riflessi ignei quello della stessa acropoli".
D'oricalco era rivestito il muro dell'acropoli di Atlantide e d'oricalco era la colonna, dentro il tempio di Poseidone, su cui erano scritte le leggi. L'oricalco è stato a lungo identificato con l'ottone, sulla base d'una frase di Filopono. L'ottone però è una lega, non un metallo. Platone parla dell'oricalco come d'un metallo ormai ignoto (o - per meglio dire - passato in disuso). Il suo colore rosso-fuoco è quello del rame puro ed esclude l'identificazione con il platino, voluta da taluni, ma anche con

mercoledì 11 ottobre 2017

Archeologia. Un misterioso disco di bronzo trovato nel relitto di Antikythera. Una nuova spedizione tra i resti della nave greca famosa per la scoperta del celebre meccanismo ha riportato alla luce importanti reperti, compreso uno di difficile interpretazione. Riflessioni di Sarah Gibbens

Archeologia. Un misterioso disco di bronzo trovato nel relitto di Antikythera. Una nuova spedizione tra i resti della nave greca famosa per la scoperta del celebre meccanismo ha riportato alla luce importanti reperti, compreso uno di difficile interpretazione
Riflessioni di Sarah Gibbens

Arti di bronzo, il coperchio di un sarcofago, pezzi di statue di marmo e un misterioso disco di bronzo sono tra i reperti rinvenuti durante una spedizione di archeologia subacquea in uno dei più antichi e famosi relitti conosciuti. La Divisione delle Antichità sottomarine della Grecia - un'agenzia governativa che dipende dal ministero dell'Archeologia - ha annunciato la scoperta mercoledì scorso al termine di ricognizioni effettuate tra il 4 e il 20 settembre. Situato appena al largo dell'isola greca di Antikythera, a una profondità di 55 metri, il cosiddetto relitto di Antikythera ci consente di dare uno sguardo dal di dentro alla cultura romana nella sua fase di massimo splendore. "Gli archeologi marini hanno trovato un grande tesoro di statue di marmo, di bronzo e altri oggetti", ha detto la

lunedì 9 ottobre 2017

Decifrato il Disco Libarna conservato al Museo archeologico di Genova. Scoperto il funzionamento: è un oggetto legato all’astronomia

Decifrato il Disco Libarna conservato al Museo archeologico di Genova. Scoperto il funzionamento: è un oggetto legato all’astronomia



E' stato finalmente decifrato il significato del Disco di Libarna, un manufatto del I secolo d.C. Il reperto, unico in Europa, conservato al museo di Archeologia ligure, catalogato come peso, è uno strumento astronomico. Scoperto anche il suo funzionamento. Il disco era utilizzato per determinare il nord celeste e calcolare le lunazioni. Fu trovato durante gli scavi di Libarna, antica città romana, a Serravalle Scrivia in provincia di Alessandria. Il disco, di pochi centimetri di diametro, presenta due

sabato 7 ottobre 2017

I 10 giorni di Ottobre della storia che non furono mai vissuti: il calendario Giuliano. Da Giulio Cesare alla riforma di Papa Gregorio XIII, passando per il matematico gesuita Cristoforo Clavio.

I 10 giorni di Ottobre della storia che non furono mai vissuti: il calendario Giuliano. Da Giulio Cesare alla riforma di Papa Gregorio XIII, passando per il matematico gesuita Cristoforo Clavio.

Se qualcuno facesse cenno a qualsiasi fatto storico accaduto a Roma, e in gran parte dell'Europa, fra il 5 e il 14 ottobre 1582, parlerebbe del nulla. E per un semplice motivo: quei giorni non sono mai esistiti, inghiottiti in una sola notte per volere di Gregorio XIII.
Per ricercare le motivazioni di una simile decisione occorre tornare proprio al finire del XVI secolo, quando il dibattito su un'efficace riforma del calendario era entrato in una fase di particolare delicatezza e attenzione. Il vecchio calendario "giuliano", emanato da Giulio Cesare nel 46 a.C., si rivelava infatti come "fallace": secondo i calcoli del matematico tedesco di origine gesuita Cristoforo Clavio, la durata di un anno "giuliano", 365 giorni e 6 ore, non era esatta, poiché l'anno solare medio è più corto di circa 11 minuti, portando così ad un accumulo di un giorno di ritardo ogni 128 anni. E nel 1582 la differenza, complici altri ulteriori aggiustamenti, andava a toccare i 10 giorni, con

mercoledì 4 ottobre 2017

Archeologia. La medicina nell'antica Grecia. Riflessioni di Pitagora, Alcmeone di Crotone, Ippocrate, Galeno e Aristotele.

Archeologia. La medicina nell'antica Grecia. 
Riflessioni di Pitagora, Alcmeone di Crotone, Ippocrate, Galeno e Aristotele.


Nelle prime fasi, la medicina occidentale (non ci occuperemo della medicina orientale) era una medicina teurgica, in cui la malattia era considerata un castigo divino, concetto che si trova in moltissime opere greche, come l'Iliade, e che ancora oggi è connaturato nell'uomo.
Il simbolo della medicina è il serpente, animale sacro perché ritenuto, erroneamente, immune dalle malattie. Secondo un'altra versione nel simbolo non è rappresentato un serpente, ma l'estirpazione del Dracunculus medinensis o verme di Medina. Comunque, il serpente aveva un'importante funzione pratica nella medicina antica: nel tempio di ogni città c'era una sorta di cunicolo con i serpenti. Il tempio, infatti, non era solo un luogo di devozione, ma anche un luogo dove si portavano i malati: la fossa dei serpenti serviva a spaventare il paziente, a cui probabilmente venivano date anche delle

lunedì 2 ottobre 2017

Archeologia: Platone e Atlantide. Come le nuvole all’imbrunire. Il Cappellano di Svezia e la ricerca delle Atlantidi mediterranee: la Sardegna. Riflessioni di Alfonso Stiglitz

Archeologia: Platone e Atlantide. Come le nuvole all’imbrunire.
Il Cappellano di Svezia e la ricerca delle Atlantidi mediterranee: la Sardegna.
Riflessioni di Alfonso Stiglitz


Il titolo. "come le nuvole all'imbrunire" è l'espressione utilizzata da Diderot per criticare il Cappellano di Svezia e i cercatori di Atlantide, equiparandoli ai bambini che al cadere del sole guardano le nuvole e in esse ognuno di loro vede quello che vuole, un viso, un animale ecc. 
L'epigrafe è questa:
je veux mourir si vous ne regardez l’auteur comme un enfant qui s’amuse à observer les nuées à la chute du jour. Le jour est bien tombé depuis environ deux mille cinqcents ans que Platon écrivait, et M. l’aumônier de Suède a vu dans les nuées de l’auteur grec,tout ce qu’il a plu à son imagination, aidée de beaucoup de connaissances, d’étude et de pénétration.
Excellent mémoire à lire pour apprendre à se méfier des conjectures des érudits.
che, tradotta in italiano suona grossomodo così: 
Voglio morire se non guardi all'autore come a un bambino che ama osservare le nuvole alla fine della giornata. Il giorno è sceso per circa duemila e cinquecento anni da quando ha scritto Platone e il cappellano svedese ha visto nelle nuvole dell'autore greco,tutto ciò che ha amato nella sua immaginazione, aiutato da molta conoscenza, studio e penetrazione.
Eccellente memoria da leggere per imparare a diffidare delle congetture degli studiosi.


ll racconto – né mito, né leggenda (Janni 2004: 63) – di Platone sulla storia di Atlantide e sulla sua sorte di tragica grandezza fu sostanzialmente ignorato  dai  suoi  contemporanei  e  successori,  salvo  scarne  citazioni, un’autorevole   stroncatura e significativi silenzi sino alla scoperta dell’America, quando si pose la necessità di spiegare la presenza di quelle inaspettate terre e l’identità  dei  suoi  abitanti,  nel  solco  del  testo  biblico (Gliozzi  1977;  Ciardi  2002).  Da qui  il  sorgere  del  mito  che,  seppure proiettato  al  di  là  del  Mediterraneo,  a  un  certo punto  trova  il  modo  di attraversare lo Stretto di Gibilterra per tornare nelle accoglienti braccia del

venerdì 29 settembre 2017

Archeologia. La città di Roma fu fondata dagli Etruschi? Riflessioni di Massimo Pittau

Archeologia. La città di Roma fu fondata dagli Etruschi?
Riflessioni di Massimo Pittau

Molti autori greci, ormai soggiogati anche sul piano psicologico e su quello culturale, dalla potenza dei dominatori Romani, fecero a gara per dimostrare che in effetti Roma era una “fondazione greca”. Uno dei più importanti di questi autori, Dionigi di Alicarnasso, si lasciò sfuggire a denti stretti la frase secondo cui «molti degli scrittori sostennero che la stessa Roma era un città Tirrena» (cioè Etrusca). Ebbene, numerose e consistenti prove linguistiche sono in grado di dimostrare che effettivamente Roma come città fu fondata, non dai Latini o dai Sabini, bensì dagli Etruschi.
È cosa abbastanza nota che dopo la conquista della Grecia da parte dei Romani, molti autori greci, ormai soggiogati non soltanto sul piano militare e politico ma anche su quello psicologico dalla potenza dei dominatori, fecero a gara per dimostrare che in effetti Roma era una “fondazione greca” (κτίσις ελληνική). E ciò fecero anche fondandosi sulla paretimologia del nome di Roma, fatto derivare abusivamente dall’appellativo greco ρώμη (rhōmē) «forza». Era questa indubbiamente una etimologia del tutto campata in aria, anche perché è illogico ritenere che all’inizio, quando Roma non era altro che un piccolissimo centro abitato, coloro che le diedero il nome potessero prevedere l’incredibile sviluppo futuro, militare politico e culturale, di Roma, che sarebbe finita con

martedì 26 settembre 2017

Archeologia della Sardegna. Paesaggi nuragici Riflessioni di Alessandro Usai

Archeologia della Sardegna. Paesaggi nuragici
Riflessioni di Alessandro Usai

«Dire grande architettura e nuraghi è la stessa cosa. E dire nuraghi e dire Sardegna è anche, entro certi limiti, la stessa cosa. I nuraghi, infatti, danno figura e rilievo allo scenario fisico e umano del presente in Sardegna,come lo dettero al tempo in cui furono costruiti a migliaia e furono usati e occupati, con alterne vicende, per lunghi secoli.»  (LILLIU 1988, p. 485).
1. Premessa
Nel brano riportato in epigrafe, Giovanni Lilliu presenta il nuraghe come elemento essenziale del paesaggio sardo attraverso i millenni. Non poteva non essere così, né potevano sfuggire alla potente suggestione dei monumenti e delle parole del Maestro i suoi allievi e il pubblico colto sardo, con quell’ammirazione che ancor oggi anima, fin nel titolo, la mostra “L’isola delle torri”.Tuttavia questa tendenza, che in anni ormai lontani consentì a studiosi ed amministratori sardi di prendere coscienza, caso raro in Italia e in Europa, dell’esistenza di un’importante componente preistorica e protostorica del paesaggio, altrove dominato dai ruderi romani, medievali e moderni, oggi si rivela inadeguata. In tempi in cui il concetto di paesaggio viene elaborato e sviscerato in tutte le sue implicazioni da

giovedì 21 settembre 2017

Archeologia. Il culto dell’acqua nella Sardegna Nuragica. Riflessioni di Alessandro Usai

Archeologia. Il culto dell’acqua nella Sardegna Nuragica
Riflessioni di Alessandro Usai


La civiltà nuragica è la principale espressione culturale della Sardegna protostorica, che occupa tutto l’arco temporale compreso tra la Media Età del Bronzo (apparentemente a partire da un momento non iniziale di tale periodo, intorno al 1600-1500 a.C.) e la fine della Prima Età del Ferro(circa 700 a.C.). La sua parabola evolutiva attraversò momenti di formazione, maturità, trasformazione e degenerazione, e naturalmente fu condizionata sia dai fili di continuità che dai fattori di cambiamento. La sua identità, compatta e nello stesso tempo cangiante nel tempo e nello spazio come un mosaico dai mille colori, sta proprio nel rapporto dialettico tra continuità e cambiamento. Semplificando in modo anche troppo schematico, la civiltà nuragica ci appare come un ciclo storico unitario, che interessa tutta la Sardegna e le sue isole minori e che si può suddividere in due grandi periodi: il primo è quello che vede la costruzione dei nuraghi, delle tombe collettive e dei primi insediamenti; il secondo è quello che, pur nella continuità dell’utilizzo dei nuraghi esistenti come centri di aggregazione del popolamento, vede la fine della loro elaborazione, e soprattutto vede la

martedì 19 settembre 2017

Archeologia e storia della Sardegna. L'occupazione romana della Sardegna. Riflessioni di Attilio Mastino

Archeologia e storia della Sardegna. L'occupazione romana della Sardegna
Riflessioni di Attilio Mastino


Il basso impero. 
Con Diocleziano e poi con Costantino il sistema dei governi provinciali fu radicalmente trasformato e subì forse un impoverimento, a causa del progressivo accentramento burocratico: il potere imperiale fu attribuito a due Augusti e a due Cesari, secondo il sistema della Tetrarchia; furono allora costituite quattro prefetture del pretorio (Oriente con capitale Nicomedia, Balcani con capitale Sirmio, Italia con capitale Milano, Gallia con capitale Treviri), con tredici diocesi affidate a vicari dei prefetti del pretorio; le province furono divise, ridotte come territorio con oscillazioni di confini e con suddivisioni successive e collocate sotto la responsabilità di presidi equestri o di funzionari senatori; la penisola italiana rientrò nell'organizzazione provinciale. Al di là degli aspetti di dettaglio, la riforma dioclezianea segnò una svolta profondissima, creando una sorta di piramide ed una catena di comando al cui vertice erano gli imperatori ed i loro prefetti del pretorio. Le province diventarono uno snodo periferico del governo imperiale ma, aumentate di numero, persero quella configurazione "nazionale" storicamente radicata nelle tradizioni locali che le aveva caratterizzate fin dalla loro prima costituzione. Infine le città provinciali, collocate alla base della

domenica 17 settembre 2017

Archeologia. La Geografia della Sardegna antica. Riflessioni di Attilio Mastino

Archeologia. La Geografia della Sardegna antica. 
Riflessioni di Attilio Mastino


In tre occasioni Erodoto ricorda la Sardegna come l'isola più grande del mondo: la notizia - ha messo in rilievo recentemente il Rowland - è da considerarsi ovviamente erronea se le dimensioni dell'isola, in rapporto alle altre isole del Mediterraneo, vanno calcolate in termini di superficie, dato che la Sardegna, con i suoi 23.812 km quadrati viene superata dalla Sicilia, con 25.426 km quadrati. In passato, il presunto errore di Erodoto, variamente ripreso dagli scrittori antichi, in particolare da Timeo e quindi da Pausania, era stato considerato come una prova per dimostrare la scarsa conoscenza che dell'isola avevano i Greci, esclusi alla fine del VI secolo a.C. dalle rotte occidentali dalla vincente talassocrazia cartaginese all'indomani della battaglia navale combattuta nel Mare Sardo per il controllo di Alalia, della Corsica e della Sardegna. Una tale interpretazione va comunque rettificata e va rilevato che il calcolo di Erodoto è stato effettuato non in termini di superficie ma di

sabato 16 settembre 2017

Archeologia. La Bastida, in Spagna, una cittadella fortificata che ricorda Troia. La Civiltà Minoica sbarcò nel territorio iberico?

Archeologia. La Bastida, in Spagna, una cittadella fortificata che ricorda Troia. La Civiltà Minoica sbarcò nel territorio iberico?













Un complesso fortificato unico nel suo genere in tutta l'Europa continentale, è stato disotterrato a La Bastida de Totana, in Spagna. Risalirebbe a 4200 anni fa ed ha caratteristiche simili a quelle osservate in altre costruzioni dell'Età del Bronzo: mura spesse tre metri, torri quadrate di sette metri, un ingresso monumentale ed una porta ad arco ogivale.
Il muro proteggeva una città di quattro ettari di estensione, situata su una collina ed è stato costruito sicuramente da genti che avevano un'esperienza nelle fortificazioni militari e che, probabilmente, venivano dall'Oriente. Il modello del muro è tipico delle civiltà mediterranee e ricorda molto la

giovedì 14 settembre 2017

Archeologia, miti e leggende. Il Diluvio Universale e l'Arca di Noè Riflessioni di Alessandro Giovanni Paolo Rugolo

Archeologia, miti e leggende. Il Diluvio Universale e l'Arca di Noè
Riflessioni di Alessandro Giovanni Paolo Rugolo


Quando si parla di “arca” viene spontaneo pensare all’arca di Noè, ma esistono altre tradizioni, forse anche più antiche dei racconti della Genesi biblica, che annoverano l’arca tra le cose strane…
Ma andiamo con ordine.
Con il termine arca s’intende comunemente una grande imbarcazione utilizzata per salvare le specie viventi dall’estinzione dovuta al diluvio inviato da Dio. Autore del salvataggio, il mitico Noè. Dio, resosi conto della malvagità dell’Uomo, decide di sterminare la specie umana e con essa tutti gli esseri viventi. Qui entra in gioco Noè che, considerato uomo giusto, viene invitato a salvarsi unitamente alla propria famiglia e agli esseri viventi, costruendo un’arca. Vediamo cosa ci dice la Bibbia:
[Genesi, 6,14]
“Fatti un’arca di legno di Cipresso; dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori. Ecco come devi farla: l’arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza. Farai nell’arca un tetto e a un cubito più sopra la terminerai; da un lato metterai la porta dell’arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore.”
Il resto, al momento, non ci interessa.
Ciò che sappiamo sull’arca di Noè, si può riassumere in poche informazioni: é costruita in legno di Cipresso, è compartimentata, è impermeabilizzata per mezzo del bitume, ha un tetto e una porta. In merito alle dimensioni, in linea di massima possiamo considerare un cubito circa cinquanta centimetri, per cui siamo di fronte ad una nave di 150x25x15 metri, un vero mostro per quei tempi.
In apertura ho parlato di altre tradizioni che ci riportano di un’arca, vediamone una, il racconto del diluvio della saga di Gilgamesh. Il testo ci dice che in quei giorni il mondo pullulava di persone e il loro rumore era tale che il grande Dio, fu destato e unitamente agli altri dei fu deciso di

martedì 12 settembre 2017

Archeologia. La Prostituzione Sacra: un antico rito praticato nei templi. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. La Prostituzione Sacra: un antico rito praticato nei templi.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano




Le origini della pratica della prostituzione sacra ci portano nella Mesopotamia del III millennio a.C. Annualmente era praticata la ierogamia, un'usanza cultuale che consisteva nell’unione sacra tra il sovrano, che impersonava il dio Dumuzi, e una prostituta, nelle vesti della dea Inanna (l’accadica Ishtar). Questo matrimonio sacro, avveniva nel tempio e aveva il compito di assicurare la fecondità della terra, degli armenti e la prosperità del paese e del popolo. La prostituzione sacra è attestata anche in Siria, Fenicia e Cipro. Le notizie giungono dalle fonti classiche: Luciano (in De Dea Syria) descrive le cerimonie della prostituzione sacra a Biblo in onore del dio Adone; Sant’Agostino narra della prostituzione sacra che si svolgeva nel tempio di Baalbek per la dea Venere e Virgilio spiega la pratica svoltasi a Cipro in onore della divinità Astarte per la fondazione di Cartagine.
In Mesopotamia il luogo della prostituta era il tempio dedicato alla dea della fertilità, la dea Ishtar. Vi erano alloggi e terreni coltivati per sostenere una gerarchia femminile prestigiosa. I complesso era strutturato in un sistema gerarchico piramidale al cui vertice era posta l’alta sacerdotessa, spesso la figlia del sovrano che personificava la dea Ishtar. Sotto di lei c’erano due gradi di sacerdotesse, le prostitute del tempio, distinte in sacre prostitute e ragazze di commercio che

domenica 10 settembre 2017

Archeologia della Sardegna. Intervista a Pierluigi Montalbano su navigazione antica, Civiltà Nuragica e Shardana. A cura di Mauro Atzei

Archeologia della Sardegna. Intervista a Pierluigi Montalbano su navigazione antica, Civiltà Nuragica e Shardana.
A cura di Mauro Atzei  mauro.atzei @comune.cagliari.it

Scrittore, studioso di Archeologia e direttore, da cinque anni, del “Quotidiano on-line di storia e archeologia”, venerdì 29 Settembre, alle 19, presenterai il tuo lavoro sul tema "Nuragici e Fenici, due mondi a confronto" nella sala conferenze Honebu in Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari/Pirri, già raccontato lo scorso 3 Settembre a Domus de Maria, nell'ambito della settima edizione della rassegna di archeologia "Note di Settembre", della quale sono visibili nel canale You Tube i video registrati nelle due serate da Ferdinando Atzori ai link:

Sabato 2 Settembre https://www.youtube.com/watch?feature=share&v=UkUY1jwZWfY&app=desktop  

Domenica 3 Settembre https://www.youtube.com/watch?v=VViOFTNpnvg&feature=share 

Negli ultimi due anni, l'associazione culturale cagliaritana Honebu, di cui sei fondatore, ha ospitato e patrocinato una serie di pregevoli iniziative culturali sulla storia antica della Sardegna. Vorrei, con te, approfondire alcuni aspetti degli argomenti che più hanno suscitato interesse negli ultimi anni.

D: Nell'immaginario popolare si pensa che gli antichi sardi non navigassero invece, come hai ampiamente dimostrato, addirittura frequentavano con le loro imbarcazioni le acque del Mare Mediterraneo, già dal neolitico. Quali dati archeologici disponiamo a proposito?

“La ricerca archeologica, soprattutto negli ultimi anni, ha sviluppato una serie di strumenti con i quali si è riusciti ad analizzare l’ossidiana sarda e a ricostruire la via seguita per diffondere questo pregiato materiale. Gli studi su aree e tecniche di estrazione dell’ossidiana nel Neolitico, forniscono una quantità impressionante di informazioni: quali erano le rotte di spostamento delle popolazioni neolitiche, con che velocità si diffondevano tecniche e materiali, quali reti di scambio esistevano, quali professioni specializzate, ad esempio gli intagliatori, in che epoca si sono

giovedì 7 settembre 2017

Archeologia della Sardegna. Nuraghi, tombe di giganti, pozzi sacri, templi a megaron e altri edifici fanno parte del nostro paesaggio ma sappiamo riconoscere un edificio sacro da uno profano? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Nuraghi, tombe di giganti, pozzi sacri, templi a megaron e altri edifici fanno parte del nostro paesaggio ma sappiamo riconoscere un edificio sacro da uno profano?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

La Sardegna è costellata di strutture edificate migliaia di anni fa dalle genti che occupavano i territori costieri e dell'interno. Le dinamiche di insediamento sono note e ben studiate: individuare l'acqua, realizzare dei sentieri che collegano questa risorsa con zone coltivabili, mettere in sicurezza l'area, proteggere i confini, realizzare il villaggio. Ogni insediamento ha, quindi, una sua storia ben precisa, e le genti che partecipavano alle varie fasi lasciavano tracce che oggi gli archeologi possono studiare per determinare i periodi di frequentazione, le attività locali, la religiosità, l'ideologia politica, il sistema di vita. Un passaggio fondamentale per ogni studioso è quello di individuare gli edifici sacri, quelli in cui è più facile trovare tracce significative. Nella nostra isola abbiamo un paesaggio con

martedì 5 settembre 2017

Archeologia, miti e riti segreti. Il potere della musica sull'animo umano e il valore dei simboli. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, miti e riti segreti.  Il potere della musica sull'animo umano e il valore dei simboli.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


I Misteri e la musica.
Nei Misteri interviene una purificazione per mezzo della musica perché essa influenza la parte inferiore dell’anima umana. Galeno scrive che con il suono del flauto si possono condizionare le passioni e gli istinti irrazionali. Aristide Quntiliano spiega che vi sono due specie di anima, quella ragionevole e quella istintiva, e ci sono due specie di istruzioni. La prima cerca di conservare la parte ragionevole in uno stato di naturale libertà esercitandola nell’arte logica, l’altra cura e guarisce la parte irragionevole, soggetta a un’agitazione continua, come un animale selvatico, non consentendole di giungere a certi eccessi, né di abbattersi completamente. Il capo di chi adotta la prima è la filosofia; alla testa di chi adotta la seconda è la musica. Plotino scrive che l’azione della musica è

lunedì 4 settembre 2017

Archeologia. Sardegna e Atlantide Riflessioni di Matteo Riccò

Archeologia. Sardegna e Atlantide
Riflessioni di Matteo Riccò

Nel parlare di Atlantide bisogna fare alcune considerazioni, prima ancora di partire in quarta e pensare "Atlantide potrebbe essere questo posto, quello..."
Punto primo. I testi di Platone. Che non sono documenti storici (nemmeno l'Apologia di Socrate lo è, e ringraziamo Senofonte per aver svelato gli altarini platonici), ma hanno una loro storia.
E come tali possono essere sottoposti ad una analisi critica, basata sulla valutazione della coerenza interna e della coerenza esterna.
In breve:
a) non esistono fonti parallele che parlino di Atlantide; se Platone fosse andato perduto, di Atlantide non sapremmo nulla; questo non significa automaticamente che abbiamo a che fare con delle fanfaluche, ma deve far pensare: possibile che Erodoto, Pausania e Strabone, cioè i grandi grafomani storico-artistici del mondo antico non accennino MAI ad Atlantide, nemmeno per errore?
b) veniamo al testo: Platone parla di un'isola grande come la Libia e l'Asia messe insieme, sita oltre le

domenica 3 settembre 2017

Archeologia, miti e misteri. Reincarnazione, metempsicosi, migrazione dell’anima e altre idee sulla morte secondo gli antichi autori. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, miti e misteri. Reincarnazione, metempsicosi, migrazione dell’anima e altre idee sulla morte secondo gli antichi autori.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Dopo la morte, secondo gli antichi autori greci, e degli egizi prima di loro, si dice che l’anima passa successivamente in corpi diversi (leoni, asini, uomini…) per continuare le sue purificazioni sino a giungere alla perfezione. Pitagora insegnò per primo la metempsicosi, e Virgilio riprese la sua dottrina nell’Eneide. Aristotele commentò gli scritti pitagorici affermando che il vivo rinasce dal morto, e Platone assicura che la metempsicosi viene insegnata dai sacerdoti, dalle sacerdotesse e dai poeti divinamente ispirati. Citando Pindaro, Platone dice che l’anima degli uomini è immortale ma a volte subisce un’eclissi detta morte, mentre altre volte viene a nuova vita senza mai essere distrutta. I filosofi greci hanno spesso discusso sulle modalità di migrazione dell’anima da corpo in corpo. Olimpiodoro afferma che la metempsicosi riguarda soltanto l’anima irrazionale e non l’anima intelligente, pertanto, secondo i Misteri, non è il Nous (intelletto) che va ad abitare i corpi d’animali, ma solo l’anima seconda, quella soggetta alle passioni. Naturalmente gli autori parlavano per

venerdì 1 settembre 2017

Archeologia. L'Impero Ottomano, eredità dell'Impero Bizantino, un califfato che trasformò un baluardo cristiano in terra islamica, cancellando di fatto l'impronta Occidentale. Riflessioni di Matteo Riccò

Archeologia. L'Impero Ottomano, eredità dell'Impero Bizantino, un califfato che trasformò un baluardo cristiano in terra islamica, cancellando di fatto l'impronta Occidentale.
Riflessioni di Matteo Riccò 

Dopo essere stata un vero e proprio bastione dell’Occidente per quasi due millenni, nel secolo che separa la battaglia di Manzikert (agosto 1071) e la morte di Manuele Komnenos (settembre 1180), l’Anatolia si trasformerà nella propaggine più occidentale dell’Asia, nonché la base etnica, culturale, demografica e politica di una superpotenza islamica - l’Impero Ottomano. Nel giro di altri cent’anni, dell’impronta occidentale - greca, romana e bizantina, di fatto non resterà praticamente più nulla, così che l’antica Provincia Romana d’Asia si trasformerà nella Turchia, nuova patria di una popolazione lì migrata dalle pendici del monte Altaj, in piena Asia Centrale.
A rendere ancor più sorprendente questa transizione, due fatti ancor più sorprendenti.
Prima di tutto, il più evidente: non ci fu una vera e propria transizione demografica. A differenza di quanto accaduto in Siria, in Nord Africa e in misura minore nell’area iranica al tempo della fondazione del Califfato, non fu una massiccia immigrazione a cambiare le carte in tavola. Questa in effetti ci sarà, ma a giochi già fatti, scatenata dall’invasione mongola dell’Asia centrale e dalla

giovedì 31 agosto 2017

Archeologia, riti iniziatici e culti. La discesa dell'Anima sulla Terra, l'intelletto, il corpo e i riti dell'immortalità. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, riti iniziatici e culti. La discesa dell'Anima sulla Terra, l'intelletto, il corpo e i riti dell'immortalità.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

L’anima, nella sua discesa verso la Terra, percorre molti gradini nel suo procedere verso la vita materiale e deve risalire di grado in grado per riconquistare lo stato originario. Molti autori antichi hanno affermato che l’anima, in origine atto intellettuale puro, prima di unirsi a un corpo associa vari elementi. Aristide Quintiliano, citando Platone, ha descritto la discesa delle anime spiegando l’affinità tra corpo umano e musica e dicendo che il suono degli strumenti a corda e a fiato agisce direttamente su nervi e arterie con il “soffio del logos” e il “soffio dell’anima”. L’anima, finché risiede nella zona più pura del cosmo, non ha unione con il corpo e non subisce alcuna alterazione. Quando scende e fa esperienza dei luoghi terrestri, le sopravviene la dimenticanza della realtà superiore ed è attirata verso il basso facendosi invadere da impulsi irrazionali, lasciandosi trasportare verso le cose più materiali e diventando incapace di portarsi in unità con il tutto. Platone, nel Fedone, dice che l’anima, poco prima della discesa, viene sospinta verso il corpo trepidante di ebbrezza, alludendo al liquido che l’impregna e l’appesantisce e poi la trascina giù. Questo pensiero è

martedì 29 agosto 2017

Archeologia. 3000 anni fa in Sardegna nasce un sistema urbanistico dedicato ai commerci. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. 3000 anni fa in Sardegna nasce un sistema urbanistico dedicato ai commerci.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano



Gli scavi di Sant’Imbenia, nei pressi di Alghero, condotti dallo staff di archeologi guidato da Marco Rendeli, ha messo in luce uno spazio collettivo centrale che calamita attorno a sé una serie di ambienti chiusi e spazi aperti, una sorta di intervento urbanistico che si compie nel villaggio. Coinvolge una serie di più antiche abitazioni che vengono abbattute, pesantemente modificate o entrano a far parte di strutture edilizie complesse a più vani. In questa fase si passa da un’edilizia di tipo circolare, generalmente con un unico ambiente, a una complessa nella quale alcune parti di antiche abitazioni sono rimodulate. Parte delle murature diventano rettilinee, gli stipiti degli ingressi sono curati, si realizzano progetti con alternanza di vani chiusi e di ambienti aperti. Nella parte di villaggio scavata è presente una sola capanna circolare, denominata dei ripostigli, anch’essa però profondamente ristrutturata. L’odierno accesso alla capanna a sud, non è

lunedì 28 agosto 2017

Archeologia. Le iniziazioni e gli Dei: Demetra, Persefone, Dioniso e i Misteri. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Le iniziazioni e gli Dei: Demetra, Persefone, Dioniso e i Misteri.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


L’inno omerico a Demetra canta come la Dea istituì i Misteri di Eleusi in occasione del soggiorno in questa città, svelando ai sovrani amministratori della giustizia, a Trittolemo, a Diocle e a Keleo, la perfetta celebrazione dei riti sacri. Associata a Demetra è Persefone, o Core, sua figlia, e ovunque, insieme  a lei, sono onorate le ninfe come cooperatrici in tutte le sue opere. Esse presiedono alla generazione e abitano in vicinanza delle acque, a causa dell’umidità necessaria alla nascita. Core fu allevata dalle Ninfe e a lei si innalzano statue nei pressi delle sorgenti. I Misteri racontano anche l’unione di Zeus con Demetra, dalla quale nasce Persefone, e di quella di Zeus con Persefone che genera Dioniso. Demetra, oltre ai Grandi Misteri, istituì anche i riti per la purificazione degli omicidi, chiamati Piccoli Misteri e dedicati a Eracle, commemorati per l’uccisione dei Centauri. Demetra sancisce la dignità di re e regine, e in quanto corrisponde alla Terra, è colei che costituisce il principio della città, la concordia nel vivere civile, ed è la custode della costituzione, ad Atene come altrove. Ella presiede ai giochi, alle gare e ai concorsi teatrali. Secondo Aristide, gli uomini, che un tempo camminavano carponi, assunsero la posizione eretta una volta che il frutto di Demetra fu scoperto e, per dimostrare la loro gagliardia, partecipavano alle gare di corsa. Demetra dona la perfezione della

domenica 27 agosto 2017

Archeologia. La nascita dell'agricoltura Riflessioni di Matteo Riccò

Archeologia. La nascita dell'agricoltura
Riflessioni di Matteo Riccò

Uno dei "punti forti" dei libri di scuola elementare e media degli anni '80 era la c.d. "Mezzaluna Fertile".
Per farla breve, secondo i suddetti libri, circa 5-6,000 anni fa, i nostri antenati avrebbero più o meno casualmente scoperto come coltivare la terra, e ciò sarebbe successo nelle pianure alluvionali dei Grandi Fiumi, iniziando così la loro risalita verso la civiltà.
Bene: prendete tutto questo e buttatelo al macero, perché la moderna archeologia ci racconta tutt'altra storia.
Tutto inizia intorno al 12,000 a.C. mentre i ghiacciai piano piano si ritirano, alcune aree geografiche del nostro pianeta godono di una particolare e transitoria fertilità, determinata sia dal regime climatico, sia dai depositi glaciali - particolarmente fertili.
Ciò accade soprattutto nell'area dell'odierno Israele, a ridosso della valle del Nilo, nell'area orientale della

sabato 26 agosto 2017

Archeologia, miti e misteri. La resurrezione, l'Ade e gli antichi riti legati alle Divinità. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, miti e misteri. La resurrezione, l'Ade e gli antichi riti legati alle Divinità.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

In tema di religiosità e filosofia, quando si parla dei Misteri Eleusini, gli autori scrivono che ad istituirli fu Orfeo, il quale compose i carmi che venivano recitati durante i riti. Gli stessi autori precisano che Orfeo, dopo essere stato istruito in Tracia, prima di istituire i Misteri andò in Egitto ad apprenderli. Orfeo era un grande poeta e musico, ispirato da Apollo e dalle Muse, capace con le armonie della sua lira di guidare gli uomini, incantare gli alberi e le rocce, arrestare il corso dei fiumi, calmare i furori delle fiere. Era un capace veggente, un grande civilizzatore che insegnò l’agricoltura, l’arte di usare le piante e di curare le malattie, un grande filosofo che ammaestrava nella scrittura, nella saggezza e nella religione. Gli autori antichi hanno spesso sottolineato i rapporti che legano Orfeo all’Egitto. Egli avrebbe portato da lì la maggior parte delle iniziazioni (teletài) misteriche, ossia i riti orgiastici che rievocano il racconto mitico di quanto avviene nell’Ade, il regno dei morti. Secondo Erodoto, nei riti, Osiride coincide con il Dioniso greco e Iside con la Demetra greca, cambiano solo i nomi. In Egitto si inscenano sacre rappresentazioni sulle vicende di Iside, di come

venerdì 25 agosto 2017

Eventi. Manifestazione di archeologia a Domus de Maria: Note di Settembre 2017



Eventi. Manifestazione di archeologia  a Domus de Maria: Note di Settembre 2017

Imperdibile appuntamento con l'archeologia Sabato 2 e Domenica 3 Settembre a Domus de Maria, nella piazza del Museo Archeologico. Nell'ambito della manifestazione "Note di Settembre", giunta alla settima edizione consecutiva, l'amministrazione comunale e l'Associazione Ugo Tomasi hanno organizzato due serate dedicate agli approfondimenti culturali della storia e dell'archeologia del territorio. Saranno relatori il soprintendente Gianfranca Salis, le archeologhe Carlotta Bassoli e Valentina Chergia, il presidente di Legambiente Sardegna Annalisa Colombu, il geologo Luigi Sanciu e lo scrittore Pierluigi Montalbano nella doppia veste di relatore e coordinatore delle serate. L'inizio è previsto alle 19.30 con i saluti del

mercoledì 23 agosto 2017

Archeologia, miti e misteri. Scienze segrete e culti oscuri dell’antichità Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, miti e misteri. Scienze segrete e culti oscuri dell’antichità
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Gli autori antichi non offrono mai spiegazioni sulla loro religione misteriosa, come, d’altra parte, su qualsiasi argomento importante. Procedono per allusioni e per dati frammentati, diventa quindi necessario connettere fra loro il corpo di dottrine e l’insieme d’idee, così da ottenere un quadro leggibile del pensiero antico. Ad esempio, Aristide Quintiliano racconta come l’anima sia discesa dal suo soggiorno superiore e nella discesa abbia subìto diverse modificazioni, ricevendo una serie di involucri sino all’ultimo che è il corpo. Platone racconta che dopo il trapasso l’anima si dirige verso la nascita, e che durante la vita si nutre della terra. Porfirio ci da notizie precise della traversata del fiume, o del braccio di mare, che il futuro re deve compiere. Gli antichi greci non concepivano che chiunque, indistintamente, potesse partecipare alle scienze, alle arti e alle dottrine spirituali, per essi la medicina era una scienza segreta e doveva rimanerlo. I discendenti di Asclepio costituiscono una

martedì 22 agosto 2017

Archeologia. I riti misterici dell'iniziazione regale. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. I riti misterici dell'iniziazione regale.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

L'iniziazione regale è un rito misterico in cui il re è sottoposto a una serie di passaggi successivi al termine dei quali, se ne è degno, è posto al disopra degli uomini, degli iniziati e dei dignitari. Egli viene assimilato a Dioniso, a Zeus o a Cronos. Con il rinnovamento del corpo e dell'anima egli diventa pastore, nocchiero e capo dell'agricoltura, le tre figure che simbolicamente lo pongono a capo degli uomini, del mare e della fertilità. 
La successione dei riti, nell'ordine, è la seguente: 
- Il futuro re si esercita in riti preparatori, come la custodia di animali e la caccia.
- Durante un ritiro giunge a conoscere i mali che affliggono l'umanità.
- Compie la traversata di un fiume, o di un simbolico braccio di mare, dapprima a nuoto e poi con una

domenica 20 agosto 2017

Archeologia della Sardegna. Porti e approdi del Sulcis. Riflessioni di Piero Bartoloni

Archeologia della Sardegna. Porti e approdi del Sulcis
Riflessioni di Piero Bartoloni




Il Sulcis-Iglesiente è la regione della Sardegna in cui troviamo la maggior concentrazione degli insediamenti fenici. La ragione è la ricchezza mineraria della zona, soprattutto per quanto riguarda l’argento, metallo di riferimento per i popoli del vicino oriente: 7.2 grammi di argento erano l’unità di misura della moneta orientale. I sardi, proprietari delle miniere d’argento scambiavano questo metallo con il rame perché le miniere di questo elemento sono solo 8 e non erano sufficienti al fabbisogno dell’isola. Solo Funtana Raminosa forniva una buona quantità di rame, le altre miniere erano povere. Oggi è l’oro il metallo di riferimento, ma anticamente avevamo l’argento nel Vicino Oriente e il rame in Sardegna. I fenici avevano bisogno di porti, luoghi dove sostare con le navi che offrivano anche la possibilità di penetrare verso l’interno. Qualunque porto, per quanto grande e attrezzato possa essere, se ha le montagne alle spalle perde quasi completamente il suo valore strategico. Da Guspini, a nord, fino all’attuale Carbonia, si trovano miniere di piombo argentifero e di galena argentifera. I greci affermavano che la Sardegna era l’isola dalle vene d’argento, e sono state censite 399 miniere di

giovedì 17 agosto 2017

Archeologia. Nuragici e fenici: un’interessante questione di globalizzazione di merci, uomini e idee. Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia. Nuragici e fenici: un’interessante questione di globalizzazione di merci, uomini e idee.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Fin dall’alba dei tempi, ogni popolo vive, più o meno pacificamente, in un continuo intreccio con altre genti. La Sardegna antica, quella di epoca nuragica, è lo specchio di queste continue modifiche culturali e identitarie poiché la frequentazione dell’isola da parte di mercanti alla ricerca di metalli condiziona il modo di vivere dei sardi fino al punto di trasferire le nuove conoscenze sia nell’ambito dell’organizzazione urbanistica sia per le questioni religiose e funerarie. Il piano urbanistico mostra la volontà di attrezzare luoghi costieri e villaggi dell’interno con tutto ciò che serve per immagazzinare risorse, trasportarle rapidamente e scambiarle in sicurezza. L’analisi dell’articolato mondo nuragico non può, dunque, prescindere dall’apporto di tutto quel complesso di novità introdotte dai

mercoledì 16 agosto 2017

Archeologia. Solchi paralleli nella roccia. Segni del passaggio di carri agricoli o di slitte? Riflessioni di Franco Sarbia

Archeologia. Solchi paralleli nella roccia. Segni del passaggio di carri agricoli o di slitte?
Riflessioni di Franco Sarbia





















Non è chiara la datazione dei solchi paralleli nella roccia dei diversi siti trovati in rete: in Spagna, Malta, Sardegna e Turchia, e la loro configurazione non pare quella di canalette per l'acqua. Non s'è mai visto un acquedotto con due condotte parallele di piccola portata anziché una sola di grande portata. Per il rapporto quadratico tra superficie e volume un canale appena più ampio può raddoppiare la portata senza dover spendere il doppio di tempo e fatica a realizzare due condotte parallele incise nella

lunedì 14 agosto 2017

Archeologia. Cosa è l'archeologia? Qual è il compito dell'archeologo? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Cosa è l'archeologia? Qual è il compito dell'archeologo?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

L’archeologia è una disciplina scientifica che si occupa di ricostruire le società e il modo di vivere degli uomini nelle ere passate. Ci sono vari percorsi che uno studioso può intraprendere nel suo lavoro, e il sistema più sicuro per ridurre il margine di errore è di cercare informazioni da fonti diverse per poi incrociarle, elaborarle, approfondirle e, infine, proporre un’interpretazione dei dati. Dopo l’invenzione della scrittura, i popoli antichi ci hanno lasciato tanti documenti, tuttavia non è facile leggere i testi dell’antichità. Riuscire a leggerli significa ascoltare le parole che vengono dal passato. Tutti gli antichi documenti sono fonti letterarie, ma un posto di rilievo spetta all’interpretazione delle immagini che gli uomini primitivi ci hanno lasciato. Ad esempio, abbiamo le fonti iconografiche: pitture in grotte, statuine della Dea Madre, vasi decorati, rilievi incisi o scolpiti e tanto altro. Per ricostruire una società antica queste fonti sono molto importanti, e ogni archeologo ne tiene conto, ma non sempre sono disponibili testi scritti e immagini da analizzare. La disciplina archeologica è nata proprio per questo, e gli studiosi sono specializzati nel cercare le tracce lasciate dagli uomini antichi nella loro vita quotidiana: i resti dei pasti, gli utensili e le stoviglie buttate via, i ruderi di un edificio crollato, i corredi funerari, i relitti affondati. L’archeologo è quindi specializzato nell’interpretare le

venerdì 11 agosto 2017

Archeologia della Sardegna. Bitti – Romanzesu, la magia di un suggestivo santuario nuragico costruito 3500 anni fa alla sorgente del Tirso. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Bitti – Romanzesu, la magia di un suggestivo santuario nuragico costruito 3500 anni fa alla sorgente del Tirso.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Passeggiare in questo scrigno naturale di sughere regala l’emozione di ammirare suggestivi affioramenti granitici che custodiscono una delle più preziose e affascinanti eredità della Civiltà Nuragica. La frequentazione del villaggio inizia nel 1500 a.C. e prosegue ininterrottamente fino al 650 a.C. circa. L’abitato mostra una serie di edifici in granito locale legati al sacro, immersi in una vegetazione che mostra altre strutture d’uso non cultuale. L’edificio che più colpisce l’immaginario dell’osservatore è uno straordinario recinto gradonato che raccoglie le acque convogliate da un

martedì 8 agosto 2017

Archeologia della Sardegna. Le spade Sant'Iroxi, l'alba della Civiltà Nuragica. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Le spade Sant'Iroxi, l'alba della Civiltà Nuragica.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Nel XVII a.C. l’utilizzo della lega denominata rame arsenicato era ben conosciuta dai sardi che, allo stesso tempo, edificavano i grandi edifici senza torri che conosciamo con il nome di nuraghi a corridoio. Sono strutture primordiali che non presentano ancora le slanciate tholos ogivali ma possiedono già il concetto di camere cupolate con ingressi derivati dalla concezione di architrave poggiata su pietre posate a formare stipiti paralleli. La forma tronco ogivale arriverà il secolo successivo, intorno al 1500 a.C. La lega arsenicata, più dura del rame, era utilizzata quando si volevano ottenere armi efficaci nel combattimento, con una superiore soglia di resistenza a carichi di

lunedì 7 agosto 2017

Archeologia della Sardegna: L'arca di Noè, una nave votiva in bronzo che racconta il mondo dei nuragici. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna: L'arca di Noè, una nave votiva in bronzo che racconta il mondo dei nuragici.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano




I rapporti tra nuragici ed etruschi sono intensi fin dal IX secolo a.C. Ecco allora che diventa intrigante riscoprire alcuni interessanti materiali provenienti da tombe etrusche di Populonia e Vetulonia, i centri maggiormente in contatto con i naviganti Sardi. Perché mai troviamo in Etruria navicelle nuragiche e bronzetti provenienti dalla Sardegna? E perché così numerosi? Per meglio capire l’intensità dei contatti tra Sardegna e Toscana, tracciamo un quadro della situazione nel Primo Ferro, un periodo in cui la disponibilità di metalli sulle coste toscane e sull’Isola d’Elba spinge i sardi a stringere strette relazioni con le aristocrazie etrusche. Il processo che porta alla formazione di grandi agglomerati di popolamento a Populonia, direttamente sul mare, e a Vetulonia, sulla collina che domina la laguna costiera del Prile, è legato alle straordinarie ricchezze minerarie controllate dalle

venerdì 4 agosto 2017

Archeologia. Shardana e Sardegna, un problema ancora irrisolto. Riflessioni di Gabriella Scandone Matthiae

Archeologia. Shardana e Sardegna, un problema ancora irrisolto
Riflessioni di Gabriella Scandone Matthiae















Il canonico Giovanni Spano, dotto e illustre studioso di antichità sarde ed autore di numerose pubblicazioni sull' argomento, che ancora oggi presentano notevole interesse, scriveva sul Bollettino Archeologico Sardo del 1861 riguardo alla necropoli della città di Tharros: "Nessuna tomba o sepoltura si è scoperta, per piccola che sia, dalla quale non sia venuto fuori qualche amuleto o figurina di divinità che allude ai misteri d'Iside o alla religione egiziana ... è forza conchiudere che qualche colonia egizia vi si fosse stabilita fin da remotissimi tempi". Le sue parole fanno comprendere quanto fortemente la presenza egiziana in terra sarda risaltasse agli occhi dei primi scavatori che abbiano rivolto la propria attenzione alle antichità isolane con fini strettamente scientifici, e non per avidità di tesori o per farne commercio: e ci sembrano la migliore introduzione a un' opera che intende narrare la storia dei rapporti tra la grande isola mediterranea ed il paese del

mercoledì 2 agosto 2017

Archeologia della Sardegna. L’Età del Ferro, l’epoca dei mercati Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. L’Età del Ferro, l’epoca dei mercati
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Parlare dei rapporti fra i mercanti navali e le comunità costiere del Mediterraneo Occidentale comporta un’esposizione di cronologie, di spazi geografici e di modelli d’insediamento. L’epoca in questione inizia all’alba del Primo Millennio a.C. e si conclude intorno al 600 a.C. Le aree interessate comprendono Malta, la Sicilia nord-occidentale, la Sardegna, il Nord-Africa e la Penisola iberica. In passato gli studiosi attribuivano all’età fenicia una valenza commerciale, tuttavia occorre sottolineare i cambiamenti climatici che colpirono il Mediterraneo durante la prima età del Ferro causando una forte riduzione delle terre coltivabili e una conseguente crisi alimentare. Inoltre, una serie di popolazioni che fino a quel momento vivevano stabilmente nelle zone interne, attratte dai movimenti economici che si svolgevano negli approdi, furono spinte a insediarsi, non sempre pacificamente, nei

lunedì 31 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. La cultura iberica di “El Argar” e le relazioni con la Civiltà Nuragica nell'età del Bronzo Medio. Riflessioni di Claudia Pau

Archeologia della Sardegna. La cultura iberica di “El Argar” e le relazioni con la Civiltà Nuragica nell'età del Bronzo Medio.
Riflessioni di Claudia Pau



La cultura argarica: origine, sviluppo, cronologia
L’area spaziale della cultura di El Argar interessa gran parte della provincia di Granada, Jaén e Alicante e le province di Almeria e Murcia; nella stessa epoca, in altre regioni peninsulari, si svilupparono importanti culture influenzate da quella argarica: il Bronzo Valenziano (Levante), il Bronzo del Sud Est (Sud del Portogallo e Huelva), il Bronzo della Campiñas y della Bassa Andalusia (Valle del Guadalquivir), il Bronzo della Mancha (Provincia di Ciudad Real e Albacete), (Contreras et alii, 1997). Sono state formulate diverse ipotesi sull’origine e lo sviluppo di questa cultura; attualmente si considera la Cultura Argarica come una tappa nell’evoluzione delle popolazioni autoctone del Sud Est, (Contreras et alii, 1997). Seguendo la proposta di F. Molina e J. A. Camara, si ritiene che la cultura argarica abbia avuto origine nel Bronzo Antico: (2200-1900 A.C.) nella zona di Lorca e nella Depresión de Vera; si sia espansa verso l’altopiano granadino, l’Alto Guadalquivire, e la zona costiera orientale durante il Bronzo Pieno (1900-1650 A.C.); per concludersi nel

sabato 29 luglio 2017

Archeologia. Il gioco d’azzardo nell’antichità. Riflessioni di Samantha Lombardi

Archeologia. Il gioco d’azzardo nell’antichità
Riflessioni di Samantha Lombardi



Il gioco è un aspetto basilare nella vita dell’uomo di tutte le età ed è palese che le diverse civiltà se li passarono l’una con l’altra. A poco a poco anche i Romani li ereditarono tutti dalle civiltà precedenti e a Roma si giocò molto. Giocarono i piccoli scommettendo le noci, giocarono molto meno ingenuamente gli adulti e quando il gioco diventava meno innocente e più rischioso, si giocava per denaro riuscendo spesso a perdere vere e proprie fortune. Ovidio in una sua opera ( Ars amatoria) scrive: Sic, ne perdiderit, non cessat perdere lusor (Così ai dadi il giocator perdente per non restare in perdita continua a perdere). Naturalmente, per tutelare tutti i cittadini dai rischi che derivavano dal

giovedì 27 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. Sant’Imbenia, uno straordinario sito nuragico che 3000 anni fa divenne esportatore di vino e anfore in tutto il Mediterraneo. Riflessioni di Marco Rendeli

Archeologia della Sardegna. Sant’Imbenia, uno straordinario sito nuragico che 3000 anni fa divenne esportatore di vino e anfore in tutto il Mediterraneo.
Riflessioni di Marco Rendeli



Una palude, molta acqua, presumibilmente salmastra, troppa per un abitato. Non c’è pietra da cavare, almeno nelle vicinanze, non c’è legna per costruire, cuocere, fondere, cucinare. Non guardiamo questa parte del Golfo di Porto Conte con il moderno occhio del turista in cerca delle belle spiagge, togliamoci dalla mente strade asfaltate, automobili, case confortevoli con cucine a gas, termosifoni o pompe di calore, elettricità, la televisione, la radio e il computer, la connessione internet, ma anche lo scarponcino o le scarpe da ginnastica. Dobbiamo svestirci di tutte queste cose, di sfogliare, come si sfoglia una cipolla, tutti questi elementi per cercare di comprendere ed entrare in sintonia con la

mercoledì 26 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. Nuragici, etruschi, cartaginesi, focesi e la battaglia del Mare Sardo del 540 a.C. Fu una guerra per la cattura dei tonni? Riflessioni di Rolando Berretta

Archeologia della Sardegna. Nuragici, etruschi, cartaginesi, focesi e la battaglia del Mare Sardo del 540 a.C. Fu una guerra per la cattura dei tonni?
Riflessioni di Rolando Berretta


Un piccolo evento si era svolto ai tempi di Ciro il Grande (559-530).
Paolo Orosio Historiarum adversus paganos libri septem IV 6 6/7:
“Itaque Carthaginienses...sicut Pompeius Trogus et Iustinus fatentur... cum in Sicilia diu infeliciter dimicassent , traslato in Sardiniam bello iterum infelicius victi sunt. Propter quod ducem suum Mazeum et paucos qui superfluerant milites exulare iusserunt ».
Senza perderci in discorsi dotti, possiamo dire che i Cartaginesi, comandati da Mazeo, provarono a

lunedì 24 luglio 2017

Archeologia. Atlantide in Sardegna. Fu il Golfo di Cagliari a ospitare la mitica città di Platone? Riflessioni di Giuseppe Mura

Archeologia. Atlantide in Sardegna. Fu il Golfo di Cagliari a ospitare la mitica città di Platone?
Riflessioni di Giuseppe Mura



Chi affronta il tema su Atlantide affidandosi esclusivamente alle datazioni, alle cifre, alle dimensioni e alle ricchezze proposte da Platone nel Timeo e nel Crizia va incontro, inevitabilmente, a due alternative: la rinuncia immediata a qualsiasi tentativo di identificazione o, se proprio intende insistere, giustifica il tutto accettando l’esistenza di una qualsiasi forma primordiale di civiltà di alto livello, magari di provenienza extraterrestre.
Come giustificare in altro modo le evidenti esagerazioni contenute nel racconto di Platone su Atlantide? Mi riferisco agli oltre novemila anni di antichità a partire da Solone, il “saggio” che, nel 600 a.C. riceve le informazioni sulla misteriosa isola da un sacerdote egiziano, all’esistenza di un esercito di oltre un milione di uomini, alle dimensioni di un’isola e di una pianura che non hanno
uguali nel pianeta terra, all’esistenza di una città “cerchiata” dalle strutture incredibilmente complesse, all’utilizzo di metalli rari come oro, bronzo, stagno, rame e oricalco per “intonacare” le

domenica 23 luglio 2017

Archeologia: lingua e scrittura antica. I segni geroglifici degli egizi, una scrittura che avvicinava agli dei.

Archeologia: lingua e scrittura antica. I segni geroglifici degli egizi, una scrittura che avvicinava agli dei.

Marilina Betrò scrive: "Le centinaia di segni che composero il sistema geroglifico (i più usati sono circa 700) furono fissati attingendo alla realtà che circondava gli anonimi inventori del codice grafico dell'antico Egitto. Pur nella loro stilizzazione, le loro sequenze colorate, sulle pareti dei monumenti superstiti di quella antichissima civiltà, a distanza di millenni ricompongono per noi un universo perduto o ampiamente mutato: uccelli ormai estinti o migrati in più lontane regioni incedono impettiti o si librano in aria; oggetti familiari a chi amorevolmente li incise e dipinse suggellano per noi il segreto della loro funzione; uomini, donne e bambini, abbigliati in fogge e costumi esotici, ci offrono il loro profili immoto (...) Un microcosmo congelato nella pietra".
geroglifici egizi sono i segni che compongono il sistema di scrittura monumentale monumentale utilizzato in Egitto. Era una combinazione di elementi ideografici, sillabici e alfabetici. L'uso era riservato a monumenti o oggetti, come stele e statue, concepiti per essere eterni; la scrittura corrente e quotidiana in Egitto era quella ieratica, simile a quella del sistema minoico all’inizio del II Millennio a.C.  Fino a due secoli fa, la più antica iscrizione geroglifica è stata la Paletta Narmer, datata al 3000 a.C. e trovata a Hieracompolis, l’attuale Kawm al-Ahmar. Nel 1998, uno staff archeologico tedesco che scavava ad Abydos, oggi Umm el-Qa'ab, scoprì la tomba U-j di un sovrano predinastico e rinvenne trecento tavolette d'argilla iscritte con proto-geroglifici in un sepolcro della fine del

sabato 22 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. Cartagine, un impero che decise di farsi amici i sardi perché nell'isola le buscava sempre e preferì scendere a patti. Riflessioni di Rolando Berretta

Archeologia della Sardegna. Cartagine, un impero che decise di farsi amici i sardi perché nell'isola le buscava sempre e preferì scendere a patti.
Riflessioni di Rolando Berretta


Non si capisce il punto di vista di chi ci ha propinato una grande Cartagine, nel VI a.C., fino alla stipula di un trattato con Roma dove si rivendica il possesso cartaginese della Sardegna; una grande Cartagine in piena espansione militare e padrona del Mediterraneo. Basterebbe visionare in quale posto i Focesi fondarono Massalia e alla sua importanza commerciale. Basta un atlante. Nessuno lo ha impedito; ne gli Etruschi, né i Cartaginesi e nemmeno i Sardi. Per essere sinceri ci provarono i

venerdì 21 luglio 2017

Archeologia. Gli americani del nord mangiano patate da 10.000 anni. L’indagine su alcuni granelli di amido ritrovati in un sito archeologico dello Utah testimonia che il tubero faceva parte della dieta preistorica. Riflessioni di Federico Formica

Archeologia. Gli americani del nord mangiano patate da 10.000 anni. L’indagine su alcuni granelli di amido ritrovati in un sito archeologico dello Utah testimonia che il tubero faceva parte della dieta preistorica.
Riflessioni di Federico Formica


I nordamericani sono tra i maggiori consumatori di patate al mondo. E lo erano anche 10.000 anni fa. Per la prima volta uno scavo archeologico ha dimostrato come questo tubero - o meglio, un suo antenato - fosse presente nella dieta degli uomini preistorici anche nella parte settentrionale del continente americano, mentre in Sudamerica era già noto da tempo.
Due ricercatori della University of Utah, Lisbeth Louderback e Bruce Pavlik, hanno spiegato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) come hanno fatto. La svolta è arrivata grazie al ritrovamento di 323 granelli di amido su alcuni utensili di pietra nel sito archeologico di

giovedì 20 luglio 2017

Archeologia. Crani umani incisi a Göbekli Tepe: un nuovo culto neolitico?

Archeologia. Crani umani incisi a Göbekli Tepe: un nuovo culto neolitico?

Circa 10.000 anni fa, la già notevole presenza di Göbekli Tepe nella Turchia sudorientale avrebbe potuto essere ancora più impressionante: avremmo potuto vedere dei teschi umani appesi in quello che è considerato il più antico tempio del mondo. Secondo una nuova ricerca pubblicata su Science Advances, tre frammenti di crani neolitici scoperti dagli archeologi mostrano le prove di un’eccezionale modificazione del cranio post-mortem. Le incisioni lineari, profonde e decise sono