Diretto da Pierluigi Montalbano

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mercoledì 26 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. Nuragici, etruschi, cartaginesi, focesi e la battaglia del Mare Sardo del 540 a.C. Fu una guerra per la cattura dei tonni? Riflessioni di Rolando Berretta

Archeologia della Sardegna. Nuragici, etruschi, cartaginesi, focesi e la battaglia del Mare Sardo del 540 a.C. Fu una guerra per la cattura dei tonni?
Riflessioni di Rolando Berretta


Un piccolo evento si era svolto ai tempi di Ciro il Grande (559-530).
Paolo Orosio Historiarum adversus paganos libri septem IV 6 6/7:
“Itaque Carthaginienses...sicut Pompeius Trogus et Iustinus fatentur... cum in Sicilia diu infeliciter dimicassent , traslato in Sardiniam bello iterum infelicius victi sunt. Propter quod ducem suum Mazeum et paucos qui superfluerant milites exulare iusserunt ».
Senza perderci in discorsi dotti, possiamo dire che i Cartaginesi, comandati da Mazeo, provarono a

lunedì 24 luglio 2017

Archeologia. Atlantide in Sardegna. Fu il Golfo di Cagliari a ospitare la mitica città di Platone? Riflessioni di Giuseppe Mura

Archeologia. Atlantide in Sardegna. Fu il Golfo di Cagliari a ospitare la mitica città di Platone?
Riflessioni di Giuseppe Mura



Chi affronta il tema su Atlantide affidandosi esclusivamente alle datazioni, alle cifre, alle dimensioni e alle ricchezze proposte da Platone nel Timeo e nel Crizia va incontro, inevitabilmente, a due alternative: la rinuncia immediata a qualsiasi tentativo di identificazione o, se proprio intende insistere, giustifica il tutto accettando l’esistenza di una qualsiasi forma primordiale di civiltà di alto livello, magari di provenienza extraterrestre.
Come giustificare in altro modo le evidenti esagerazioni contenute nel racconto di Platone su Atlantide? Mi riferisco agli oltre novemila anni di antichità a partire da Solone, il “saggio” che, nel 600 a.C. riceve le informazioni sulla misteriosa isola da un sacerdote egiziano, all’esistenza di un esercito di oltre un milione di uomini, alle dimensioni di un’isola e di una pianura che non hanno
uguali nel pianeta terra, all’esistenza di una città “cerchiata” dalle strutture incredibilmente complesse, all’utilizzo di metalli rari come oro, bronzo, stagno, rame e oricalco per “intonacare” le

domenica 23 luglio 2017

Archeologia: lingua e scrittura antica. I segni geroglifici degli egizi, una scrittura che avvicinava agli dei.

Archeologia: lingua e scrittura antica. I segni geroglifici degli egizi, una scrittura che avvicinava agli dei.

Marilina Betrò scrive: "Le centinaia di segni che composero il sistema geroglifico (i più usati sono circa 700) furono fissati attingendo alla realtà che circondava gli anonimi inventori del codice grafico dell'antico Egitto. Pur nella loro stilizzazione, le loro sequenze colorate, sulle pareti dei monumenti superstiti di quella antichissima civiltà, a distanza di millenni ricompongono per noi un universo perduto o ampiamente mutato: uccelli ormai estinti o migrati in più lontane regioni incedono impettiti o si librano in aria; oggetti familiari a chi amorevolmente li incise e dipinse suggellano per noi il segreto della loro funzione; uomini, donne e bambini, abbigliati in fogge e costumi esotici, ci offrono il loro profili immoto (...) Un microcosmo congelato nella pietra".
geroglifici egizi sono i segni che compongono il sistema di scrittura monumentale monumentale utilizzato in Egitto. Era una combinazione di elementi ideografici, sillabici e alfabetici. L'uso era riservato a monumenti o oggetti, come stele e statue, concepiti per essere eterni; la scrittura corrente e quotidiana in Egitto era quella ieratica, simile a quella del sistema minoico all’inizio del II Millennio a.C.  Fino a due secoli fa, la più antica iscrizione geroglifica è stata la Paletta Narmer, datata al 3000 a.C. e trovata a Hieracompolis, l’attuale Kawm al-Ahmar. Nel 1998, uno staff archeologico tedesco che scavava ad Abydos, oggi Umm el-Qa'ab, scoprì la tomba U-j di un sovrano predinastico e rinvenne trecento tavolette d'argilla iscritte con proto-geroglifici in un sepolcro della fine del

sabato 22 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. Cartagine, un impero che decise di farsi amici i sardi perché nell'isola le buscava sempre e preferì scendere a patti. Riflessioni di Rolando Berretta

Archeologia della Sardegna. Cartagine, un impero che decise di farsi amici i sardi perché nell'isola le buscava sempre e preferì scendere a patti.
Riflessioni di Rolando Berretta


Non si capisce il punto di vista di chi ci ha propinato una grande Cartagine, nel VI a.C., fino alla stipula di un trattato con Roma dove si rivendica il possesso cartaginese della Sardegna; una grande Cartagine in piena espansione militare e padrona del Mediterraneo. Basterebbe visionare in quale posto i Focesi fondarono Massalia e alla sua importanza commerciale. Basta un atlante. Nessuno lo ha impedito; ne gli Etruschi, né i Cartaginesi e nemmeno i Sardi. Per essere sinceri ci provarono i

venerdì 21 luglio 2017

Archeologia. Gli americani del nord mangiano patate da 10.000 anni. L’indagine su alcuni granelli di amido ritrovati in un sito archeologico dello Utah testimonia che il tubero faceva parte della dieta preistorica. Riflessioni di Federico Formica

Archeologia. Gli americani del nord mangiano patate da 10.000 anni. L’indagine su alcuni granelli di amido ritrovati in un sito archeologico dello Utah testimonia che il tubero faceva parte della dieta preistorica.
Riflessioni di Federico Formica


I nordamericani sono tra i maggiori consumatori di patate al mondo. E lo erano anche 10.000 anni fa. Per la prima volta uno scavo archeologico ha dimostrato come questo tubero - o meglio, un suo antenato - fosse presente nella dieta degli uomini preistorici anche nella parte settentrionale del continente americano, mentre in Sudamerica era già noto da tempo.
Due ricercatori della University of Utah, Lisbeth Louderback e Bruce Pavlik, hanno spiegato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) come hanno fatto. La svolta è arrivata grazie al ritrovamento di 323 granelli di amido su alcuni utensili di pietra nel sito archeologico di

giovedì 20 luglio 2017

Archeologia. Crani umani incisi a Göbekli Tepe: un nuovo culto neolitico?

Archeologia. Crani umani incisi a Göbekli Tepe: un nuovo culto neolitico?

Circa 10.000 anni fa, la già notevole presenza di Göbekli Tepe nella Turchia sudorientale avrebbe potuto essere ancora più impressionante: avremmo potuto vedere dei teschi umani appesi in quello che è considerato il più antico tempio del mondo. Secondo una nuova ricerca pubblicata su Science Advances, tre frammenti di crani neolitici scoperti dagli archeologi mostrano le prove di un’eccezionale modificazione del cranio post-mortem. Le incisioni lineari, profonde e decise sono

mercoledì 19 luglio 2017

Archeologia. 11 mila anni fa uno sciame di comete cancellò antiche civiltà

Archeologia. 11 mila anni fa uno sciame di comete cancellò antiche civiltà


La fine del mondo? C'è già stata, uno sciame di comete colpì la terra undicimila anni fa, modificando l'inclinazione dell'asse di rotazione del pianeta, che causò un'era glaciale che durò oltre mille anni e provocò l'estinzione dei grandi animali, ad esempio i mammut.
Ad affermarlo è un gruppo di ricercatori dell'Università di Edimburgo dopo aver interpretato con attenzione i bassorilievi portati alla luce nel 1995 nel sito archeologico di Gobekli Tepe, nel Sud della Turchia. Sul giornale La Stampa si legge: "La stele è importante perché conferma eventi che già conoscevamo, come il periodo glaciale noto come Dryas recente (dal nome di un fiore della tundra) e l'anomalia dell'iridio osservata in Nord America, risalente all'11-10.000 a.C.: l'iridio è poco presente nel suolo e quando in uno strato geologico se ne trova molto di più, vuol dire che un meteorite o una

martedì 18 luglio 2017

Archeologia. Stonehenge, scoperta la “tomba degli antenati”.

Archeologia. Stonehenge, scoperta la “tomba degli antenati”.




Ne sono convinti gli archeologi dell'Università di Reading che in questi giorni hanno annunciato di aver fatto una importante scoperta: nell'area delle famose pietre sospese hanno individuato, a diversi metri di profondità, quella che potrebbe essere una "casa dei morti" risalente a più di 5000 anni fa in grado di ospitare i resti dei predecessori di coloro che hanno realizzato il misterioso sito inglese.
Si tratta di tumuli rinvenuti nel "Cat's Brain", nella valle di Pewsey, Wiltshire.
Per la prima volta dopo mezzo secolo gli studiosi stanno ora compiendo un'inchiesta approfondita e completa di quest'area nella speranza di ottenere risposte che ancora oggi non trovano certezze, come quelle relative alla reale datazione del sito del neolitico che si pensa fosse utilizzato come osservatorio astronomico. La zona dove è stato individuato il tumulo si trova a metà strada tra

lunedì 17 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. I pozzi sacri, templi di 3000 anni fa nei quali i sardi nuragici celebravano i riti legati alla loro religiosità. Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia della Sardegna. I pozzi sacri, templi di 3000 anni fa nei quali i sardi nuragici celebravano i riti legati alla loro religiosità. 
Riflessioni di Pierluigi Montalbano.


I pozzi sacri sono edifici templari di due tipologie principali, fonti o ipogei, realizzati nel Bronzo Recente e Finale, dal XIII a.C., per celebrare riti nei quali la presenza dell’acqua era fondamentale. La struttura architettonica è sempre elaborata e arricchita da soluzioni che mostrano la volontà dei nuragici di dedicare tempo ed energie per costruire luoghi religiosi raffinati. La maestria raggiunta dai nuragici è evidente nel calcolo delle proporzioni, nella tecnica di lavorazione dei conci e nella capacità di intercettare e sfruttare la risorsa idrica. Era un lavoro svolto da scalpellini provetti, padroni di una manualità evoluta e di utensili adatti alla realizzazione dell'intero monumento. Insieme alle tombe di giganti e ai templi a megaron testimoniano un profondo senso del sacro nell’isola durante tutto il periodo in cui la Civiltà Nuragica era la più importante di tutto l’Occidente Mediterraneo. La forma dell’edificio s’ispira agli stessi principi architettonici dei nuraghi di

domenica 16 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. Le Tombe di Giganti, i templi dell’età del Bronzo. Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia della Sardegna. Le Tombe di Giganti, i templi dell’età del Bronzo
Riflessioni di Pierluigi Montalbano.


Durante tutta l’età del Bronzo, in Sardegna è evidente l'importanza cultuale delle Tombe di Giganti, luoghi nei quali si esprimeva una religiosità legata al culto dei defunti, deposti fra le accoglienti braccia della Madre Terra. Questi templi anticipano i santuari dell'acqua (dedicati alla stessa divinità) che compaiono nel Bronzo finale e proliferano nei periodi successivi. Sono monumenti funerari realizzati in pietra nel corso del II Millennio a.C. Si tratta di sepolture collettive che differiscono profondamente dalle domus de janas utilizzate in precedenza. Questi santuari sono localizzabili in aree ben precise di competenza delle comunità nuragiche.
Come i nuraghi, queste particolari costruzioni megalitiche non hanno nessuna equivalenza nell'Europa continentale e sono costruiti con una particolare forma realizzata mediante grandi lastre di pietra conficcate nella terra. Presenti in tutto il territorio sardo, questi grandi sepolcri presentano