Diretto da Pierluigi Montalbano

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mercoledì 13 dicembre 2017

Archeologia. La prima Età del Ferro in Sardegna, nuragici e fenici si incontrano. Riflessioni di Paolo Bernardini

Archeologia. La prima Età del Ferro in Sardegna, nuragici e fenici si incontrano.
Riflessioni di Paolo Bernardini


Le parole di Alessandro Usai, scritte a margine di un incontro sul tema delle relazioni tra Nuragici e Fenici, rappresentano un significativo esordio per questo paragrafo: è questo, tra il Bronzo Finale terminale e almeno gran parte della Prima Età del Ferro (pressappoco tra il X e la metà dell’VIII a.C.), il periodo di massima occupazione degli insediamenti, di massima accumulazione di ricchezze nei santuari, di massimo sviluppo del ceto aristocratico che si pone alla guida del processo di ristrutturazione economica e sociale; questo è anche il periodo di massima fioritura delle produzioni artistiche e artigianali impiegate come offerte nei santuari per l’autocelebrazione e legittimazione dell’aristocrazia al potere. L’esame dettagliato di giacimenti stratificati e di contesti di materiale che, pur senza essere purtroppo ancora legati a stratigrafie, sembrano presentare caratteri di consistente omogeneità, consente ormai di definire, attraverso seriazioni formali e sviluppi di apparati decorativi, una base di cultura materiale nuragica che, ben lontana dall’essere in fase di estinzione, si distribuisce con chiarezza tra il IX e l’VIII a.C.; le indicazioni fornite dalle ceramiche si incrociano con le

martedì 12 dicembre 2017

Archeologia della Sardegna. Vacilla il mito di Atlandide, non la sua storia. Riflessioni di Paolo Valente Poddighe

Archeologia della Sardegna. Vacilla il mito di Atlandide, non la sua storia
Riflessioni di Paolo Valente Poddighe


Ho sempre pensato che, se anche gli esperti più esperti e gli scienziati più scientifici, con i loro marchingegni e con le loro apparecchiature e sonde arrivassero a dimostrare che un maremoto, un terremoto, un vulcanesimo o un meteorite, che la Sardegna subì tale catastrofico evento, in tempi nuragici, si noti bene, nessuno arriverebbe ad asserire, solamente per tali insolite cause, che l’Isola di Sardegna fu Atlandide, per via di uno di questi eventi. Questa considerazione avrebbe comunque validità, egualmente come prima, in quanto ”la storia senza la geografia resterebbe così tanto orba da non avere luogo dove stare nei fatti di quella”. Così si diceva nel Medio Evo, e ancora di più possiamo affermare oggi.
Con ciò voglio asserire (e di questo si vanta Frau per far decadere gli altri) che essendo le catastrofi succedutesi in tutte le parti del Mondo, e pertanto anche nel Mediterraneo (vedi Santorini, Creta, Cipro…), possono far pensare alla localizzazione di Atlandide ovunque, e non solo in Sardegna. Dall’asserto, e per l'ignoranza più totale del luogo, il passo, proprio per i multipli possibili, annulla completamente una particolare localizzazione rendendo tale ricerca insignificante. Pertanto l’evento strombazzato ai quattro venti, proprio per “il mito” non localizzabile geograficamente non solo in

domenica 10 dicembre 2017

Archeologia. Scoperta in Bulgaria la città più antica d'Europa, risale al V Millennio a.C.

Archeologia. Scoperta in Bulgaria la città più antica d'Europa, risale al V Millennio a.C.
























Una squadra di archeologi bulgari assicura avere trovato, nella parte orientale del paese, i resti di una città del Neolitico antico che sarebbe l'urbe più antica d'Europa. Così afferma oggi a Efe il capo della squadra, il professor Vassil Nikolov, che inquadra cronologicamente la città tra il 4.700 e il 4.200 a.C.
Si tratta delle fortificazioni preistoriche di pietra più vecchie e massicce in Europa, dichiara il professore. La spedizione archeologica ha dissotterrato muraglie di 2/3 metri di spessore e 3 di altezza che Nikolov afferma servivano per evitare attacchi armati alla ricerca delle materie prime più

giovedì 7 dicembre 2017

Archeologia. Il collasso dell'Età del Bronzo che portò al crollo del sistema palaziale e alla scomparsa dei grandi imperi degli ittiti, dei micenei e degli egizi. Riflessioni di Matteo Riccò

Archeologia. Il collasso dell'Età del Bronzo che portò al crollo del sistema palaziale e alla scomparsa dei grandi imperi degli ittiti, dei micenei e degli egizi.
Riflessioni di Matteo Riccò



Tra la fine del XIII e l’inizio del XII a.C., il Mediterraneo orientale fu sconvolto dalle sue fondamenta. Nel giro di una generazione (o poco più), le grandi civiltà che sulle sue sponde si erano sviluppate nel corso di oltre mille anni andarono incontro a crisi profondissime (l’Egitto), giunsero al punto di crollare (il regno degli Hittiti) o sparirono nel nulla (i potenti regni micenei della Grecia continentale). Nello studio di questo fenomeno, bisogna prima di tutto sfatare un pregiudizio formale, legato alla terminologia utilizzata per descrivere tali epoche storiche: fra l’età del Bronzo e la successiva età del Ferro, che vedrà la fioritura delle grandi civiltà Classiche e il sorgere in Asia del potentissimo impero Persiano, non c’è semplicemente una correlazione di sequenzialità lineare. Dobbiamo cioè sfatare l’artificiale convenzione che l’età del Ferro sia semplicemente l’evoluzione diretta dell’età del Bronzo. Queste epoche sono fra loro distanziate da un abisso sociale, economico, culturale. Anche da un punto di vista tecnologico, l’età del Bronzo non può essere definita come primordiale rispetto alle civiltà successive: le potenzialità organizzative, amministrative, artistiche, tecniche – architettoniche e metallurgiche, persino agricole, espresse dalle grandi civiltà dell’età del

mercoledì 6 dicembre 2017

Archeologia. I Sardi nella guerra di Troia. Riflessioni di Carlo D'Adamo

Archeologia. I Sardi nella guerra di Troia
Riflessioni di Carlo D'Adamo



La storiografia greca ha elaborato nel ciclo dell’epopea troiana il processo di crisi del sistema miceneo, mentre la storiografia egizia ha narrato parte dello stesso processo sotto il tema dell’invasione degli “Abitanti delle Isole del Grande Verde” che ordivano una “congiura” contro l’Egitto assalendo le sue coste e tentando un’invasione.
La sostanziale autoreferenzialità delle due tradizioni storiografiche impedì a Platone, al quale la tradizione egizia era giunta di seconda o di terza mano, di riconoscere nel racconto di Crizia (che egli riporta nel Timeo) gli stessi avvenimenti che i greci avevano già elaborato nei miti di Teseo e del ritorno degli Eraclidi e nella grande epopea della guerra di Troia.
Ma se noi ci misuriamo direttamente con Medinet Habu ed evitiamo il bypass “sacerdoti egiziani-Solone-Crizia-Platone” per accedere direttamente alle fonti che parlano degli Abitanti delle Isole del

martedì 5 dicembre 2017

Archeologia della Sardegna. Pubblicazione libro e presentazione in anteprima in Ogliastra.

Archeologia della Sardegna. Pubblicazione libro e presentazione in anteprima in Ogliastra.

È disponibile in libreria "Sardegna: L'alba di una civiltà", di Pierluigi Montalbano, Capone Editore. Sarà presentato in anteprima Sabato 9 Dicembre 2017 in Ogliastra, alle ore 11 nella Biblioteca Comunale Angelino Usai di Lanusei e alle ore 18.30 nella Sala del Consiglio Comunale a Muravera. 

E' possibile richiederlo all'autore con mail a pierlu.mont@libero.it, all'editore con mail a info@caponeditore.it, nei siti archeologici  Pozzo Santa Cristina, Nuraghe Losa e Nuraghe Santu Antine e nella libreria Succa a Cagliari.




Pierluigi Montalbano 

Sardegna.
L’alba di una civiltà

IL LIBRO 
Dopo l’invenzione della scrittura, l’uomo ci ha lasciato tantissimi documenti, le cosiddette fonti letterarie, leggerli significa ascoltare le parole che vengono da un passato piuttosto recente se rapportato a quanto abbiamo “ereditato”, invece, dagli uomini che per primi abitarono la terra.  Di essi, della loro civiltà, abbiamo soprattutto fonti iconografiche – pitture o incisioni in grotta, statuine della Dea Madre, vasellame decorato, graffiti su ciottoli – ma anche resti di pasti, utensili e stoviglie, ruderi dei primi ricoveri in pietra, corredi funerari, relitti affondati lungo le coste e tanto, tanto altro. Con tutte queste fonti, ogni

domenica 3 dicembre 2017

Archeologia. Scoperto un tesoro dell’Età del Bronzo in Germania

Archeologia. Scoperto un tesoro dell’Età del Bronzo in Germania


La costruzione del gasdotto Nord Stream, che in futuro collegherà Germania e Russia, ha portato al ritrovamento di un tesoro d’oro di 3.300 anni nel nord della Germania. Secondo alcuni esperti, gli oggetti provenivano addirittura dall’Asia centrale, mentre altri archeologi ne sono scettici.
I 117 pezzi d’oro erano stati scoperti dentro un panno di lino lo scorso aprile, ma sono stati resi pubblici solo quest’anno. Risalgono, a quanto sembra, alla Media Età del Bronzo.
Tra gli 1,8 kg di oro ci sono anelli, bracciali e altri gioielli, ma soprattutto delle “spirali” d’oro legate insieme come catenine. E non si tratterebbe di gioielli, ma di un’antica forma di lingotti.
Le analisi dell’Università di Hannover hanno inoltre rivelato che l’oro proveniva da una miniera dell’Asia centrale.


“Utilizzando uno spettrometro di massa, abbiamo esaminato più di 20 elementi chimici, il che ci permette di determinare l’impronta digitale del metallo”, spiega il chimico Robert Lehmann. “La vena d’oro si deve essere creata nel profondo delle montagne di Kazakhistan, Afghanistan o Uzbekistan in un periodo di milioni di anni”.
I mercanti di beni di lusso viaggiavano per tutto il continente, dice l’archeologo Henning Hassmann. “Viaggi di 10.000 km non erano niente per loro”.
Hassmann sospetta che l’oro trovato vicino alla città di Syke fosse stato portato dalle montagne nella vicina Valle dell’Indo, dove una grande civiltà fiorì fino a circa il 1.800 a.C. Da lì la merce venne inviata via nave in Mesopotamia e, dopo, raggiunse in qualche modo le pianure del nord.
Ma è davvero questa la spiegazione corretta?
Ernst Pernicka, esperto di metallurgia antica – noto per i suoi studi sul famoso Disco di Nebra – considera le conclusioni di Lehmann “altamente congetturali”.
Poiché quasi nulla si sa sull’attività mineraria dell’Asia centrale, Lehmann non può confrontare quei reperti che con qualche moneta d’oro sciita. Arrivare a tali ambiziose teorie sulla base di fatti così scarsi è “abbastanza coraggioso”, dice Gregor Borg, esperto di giacimenti d’oro presso l’Università di Halle. Nonostante le critiche, Lehmann rimane della sua opinione, facendo notare il suo uso di attrezzature di prim’ordine. “Qui stiamo contando i singoli atomi”, dice.


Per quanto audace possa sembrare, il collegamento con l’Asia potrebbe essere vero. La tipica sedia pieghevole egizia avrebbe raggiunto nell’antichità la Svezia , mentre magnifici conchiglie di Spondylus provenienti dal Mediterraneo sono state trovate lontano in Bavaria. Metalli preziosi come stagno, rame, oro e argento erano inoltre tra i favoriti per i commerci a lunga distanza.
Ora: le reti commerciali dei mercanti raggiunsero anche le remote miniere dell’Asia centrale nel lontano II Millennio a.C.? Certamente ne sarebbe valsa la pena. Una grande cintura di oro e stagno si estende dai monti Altai fino al lago di Aral. Una miniera d’oro preistorica, la più grande del Caucaso centrale, è stata recentemente scoperta in Armenia.
Questa è già la seconda scoperta che viene fatta grazie ai lavori per il gasdotto Nord Stream: lo scorso agosto erano stati ritrovati altri manufatti preistorici e, al momento, si stanno studiando altri siti.

Fonte: http://ilfattostorico.com

venerdì 1 dicembre 2017

Archeologia. L’alimentazione nella preistoria. Cibi, cottura e pentole dal Neolitico alle prime età dei metalli. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. L’alimentazione nella preistoria. Cibi, cottura e pentole dal Neolitico alle prime età dei metalli.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Nella ricerca archeologica, l’indagine sull’alimentazione antica impone un’attenta analisi di tutti i resti di cultura materiale. Percorrendo un viaggio attraverso gli antichi sapori si può ricostruire anche l’evoluzione delle tecnologie impiegate nella realizzazione dei manufatti. L’uomo preistorico si nutriva di alimenti crudi che si procurava con la caccia, la pesca e con la raccolta di frutta e verdura che cresceva allo stato selvatico.
Con la cottura dei cibi i popoli hanno diversificato le abitudini alimentari attuando la prima rivoluzione alimentare. Nel Neolitico, l’uomo da cacciatore e raccoglitore nomade, impara a

mercoledì 29 novembre 2017

Archeologia. Oxford, svelato il mistero dell'abominevole uomo delle nevi, lo Yeti?

Archeologia. Oxford, svelato il mistero dell'abominevole uomo delle nevi, lo Yeti?

Nuova teoria degli scienziati della celebre università inglese sull'esistenza del fantomatico yeti, il “Dna” sarebbe assimilabile a quello di un orso bianco preistorico ricavato da un resto fossile.
La scoperta dello yeti è ancora da rinviare ma ne è stata fatta una che potrebbe essere altrettanto straordinaria. Gli scienziati dell’Università di Oxford cercando (invano) prove dell’abominevole uomo delle nevi, fra 57 peli sospetti inviati da tutto il mondo hanno individuato due campioni che

lunedì 27 novembre 2017

Archeologia. Quando iniziò l’uomo a provocare le prime scintille mediante l’utilizzo dei suoi arnesi e a controllare il fuoco?

Archeologia. Quando iniziò l’uomo a provocare le prime scintille mediante l’utilizzo dei suoi arnesi e a controllare il fuoco?

Si dice sia stato l’utensile a determinare la crescita intellettuale dell’ominide, a fare di lui ciò che siamo oggi. Se ciò è vero, lo fu soprattutto perché gli permise di accendere il primo fuoco. Questa fu la scoperta umana esclusiva, il passo che gli altri esseri viventi non furono in grado di fare. Il momento essenziale che rivoluzionò la sua esistenza. Senza la padronanza del fuoco l’evoluzione umana non sarebbe stata quella che fu. Il fuoco ha fornito l’input decisivo, l’ha accelerata, plasmata. Era un elemento essenziale per proteggersi dagli animali feroci, riscaldarsi durante il grande freddo, cuocere gli alimenti, far luce nella notte, dissodare il terreno favorendo la caccia. Era la componente essenziale del „pacchetto culturale“ dell’Homo erectus: fuoco, abitazione e vestiario.
I miti greci narrano del titano Prometeo, l’eroe che decise di rubare il fuoco a Giove e riportarlo sulla